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ALITALIA

Berlusconi telefona a Prodi:
"Prestito ponte per cordata italiana"
Ma Banca Intesa si chiama fuori

Il monito di Padoa-Schioppa: "I tempi strettissimi. Il rischio è quello di distruggere una possibilità di vendita". Concorde il cda della compagnia di bandiera: "Air France è l'unica chance"

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Tommaso Padoa Schioppa Roma, 21 marzo 2008 - «Un prestito ponte» per riaprire la partita Alitalia. Lo ha chiesto Berlusconi con una telefonata a Prodi. Il presidente del consiglio non lo ha escluso a priori: «Si può fare, a patto che si faccia avanti un nuovo compratore con offerte concrete. Solo così ci sarebbe il via libera di Bruxelles».


La richiesta di Berlusconi, e la risposta di Prodi, vanno spiegate. Il «prestito» dovrebbe servire ad Alitalia che perde un milione di euro al giorno, e le cui casse sono desolatamente vuote, a tirare avanti ancora per qualche mese. Una finestra temporale che permetterebbe a qualche nuovo compratore di farsi avanti in alternativa ad Air France. L’Ue, però, boccerebbe il «prestito» considerandolo «aiuto di Stato», a meno che non si presenti «subito» un nuovo compratore con un piano che sia considerato affidabile e che possa dimostrare di essere in grado di restituire il prestito. Insomma, l’apertura di Prodi, in realtà, è minima.

Il ministro dell’Economia, Padoa-Schioppa, ha aggiunto i suoi paletti, restringendo ancor più lo spiraglio aperto da Prodi: «I tempi strettissimi sono dettati dalle condizioni della compagnia e non dipendono dal calendario politico. Il rischio è quello di distruggere una possibilità di vendita, senza costruirne una nuova. Quella di Air France è «la sola proposta seria». Ossia, il ministro insiste sulla tesi che si arrivi, entro fine mese, alla soluzione o il commissariamento di Alitalia, con relativo fallimento, è dietro l’angolo.


Sulla linea del Tesoro è allineato il cda di Alitalia. Il presidente della compagnia, Maurizio Prato, ha incontrato i sindacati è ha ribadito loro che «l’offerta di Air France è l’unica chance per Alitalia perchè è industrialmente solida». Poi Prato ha fissato un nuovo incontro con i sindacati e Air France per martedì prossimo.


Berlusconi, però, non si arrende e ieri ha insistito che la proposta di Air France è «irricevibile e arrogante», che il nostro Paese «non può rinunciare ad avere una compagnia di bandiera», ed ha spiegato di avere avviato «contatti, ma non posso dire con chi, per creare una cordata italiana per l’acquisto dell’Alitalia». Il pensiero è subito corso ad AirOne che era stata in corsa per l’acquisto di Alitalia e (vedi box sotto) a Intesa Sanpaolo.

Berlusconi ha pure precisato che «non c’è nessun interesse mio, o di Fininvest, ma se lo chiedessero ai miei figli loro non si tirerebbero indietro». Sulla sorte di Alitalia il mondo politico ha scaricato ogni tipo di battute. Il centrosinistra in coro ha esortato: «Se ci sono nuovi compratori si facciano avanti con i soldi e un progetto industriale». Un po’ tutti, poi, hanno accusato Berlusconi di usare Alitalia «solo per fare propaganda. Passate le elezioni Alitalia sarà lasciata fallire». Sul fronte del centrodestra le posizioni sono più sfumate. La Lega è totalmente con Berlusconi nel dire no ad Air France «anche perchè a dare l’ok sarà il prossimo Governo. E allora ci saremo noi». Fini è un po’ meno drastico di Berlusconi anche se «la proposta di Air France ha luci ed ombre, ma le seconde diventano sempre di più». Veltroni ha subito chiosato: «Berlusconi e Fini su Alitalia dicono cose opposte».

di Nuccio Natoli










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