Secondo le stime dell'Inail le vittime sono state 1260 rispetto alle 1341 dell'anno precedente. La maggioranza degli incidenti si sono verificati nel settore dell'industria e dei servizi. Commenta
Roma, 21 marzo 2008 - Sono in leggero calo le morti bianche in Italia. Nel 2007, secondo le prime stime dell'Inail, le vittime sul lavoro sono state 1.260, in flessione del 6% rispetto alle 1.341 dell'anno precedente. Si tratta di "numeri stimati ma attendibili e, semmai, approssimati per difetto": infatti il dato non ancora consolidato, ovvero il numero effettivo di casi mortali registrati negli archivi gestionali dell'Istituto al 29 febbraio 2008, risulta pari a 1.147. E su questo dato "fanno leva i procedimenti statistici di stima previsionale, che per il 2007 individuano un numero di infortuni mortali compreso in un range tra 1.240 e 1.260 casi".
Dei 1.260 incidenti mortali avvenuti nel 2007 - spiega l'Inail - 1.130 si sono verificati nel settore dell'industria e dei servizi, 115 nell'agricoltura e 15 tra i dipendenti in conto Stato. In particolare, 295 sono quelli del settore costruzioni. Inoltre, più di un quinto (260) sono avvenuti 'in itinere', ovvero lungo il tragitto casa lavoro e viceversa.
Gli incidenti sul lavoro, invece, nel 2007 sono scesi a 913.500, contro i 928.158 dell'anno precedente. In particolare, gli incidenti sono stati 57.300 nell'agricoltura, 827.000 nell'industria e nei servizi (di cui 100.000 nelle costruzioni), e 29.200 tra i dipendenti in conto Stato.
Negli ultimi 50 anni, sottolinea l'Inail, le morti bianche in Italia sono notevolmente diminuite. Nel 1956 i morti sul lavoro erano 3.900, per salire a 4.644 nel 1963, "anno di massimo storico per gli infortuni mortali ma anche di forte sviluppo industriale". Nel 1966 gli infortuni erano di nuovo scesi a 3.744 e da lì è partito un lento ma continuo calo: 2.793 nel 1976, 2.083 nel 1986, 1.372 nel 1996, 1.546 nel 2001, per finire con 1.260 lo scorso anno. Anche gli infortuni non mortali hanno avuto un andamento simile, "sebbene non in maniera altrettanto lineare e con un calo non altrettanto marcato": erano 1.150.354 nel 1956, 1.283.667 nel 1976, 1.023.379 nel 2001 e 928.158 nel 2006.
Nell'ultimo triennio, continua l'Istituto, il settore più ad alto rischio è stato la lavorazione dei metalli. Con oltre 6 infortuni su 100 (esattamente 61,95 infortuni indennizzati per mille addetti, esclusi i casi in itinere) l'industria dei metalli presenta un indice di frequenza infortunistica che è quasi il doppio rispetto all'indice medio dell'industria e servizi (32,21 per mille). Seguono la lavorazione dei materiali non metalliferi (59,94 per mille), la lavorazione del legno (56,64) e le costruzioni (54,37).
Tuttavia, se si parla di incidenti gravi, tali da causare un'invalidità permanente, al primo posto ci sono le costruzioni con 4,46 infortuni indennizzati per mille addetti, seguite dalla lavorazione del legno (4,14) e dall'estrazione di minerali (4,13). Quest'ultimo settore risulta anche quello a più alto rischio di morte: 3,7 casi ogni 10mila addetti nell'ultimo triennio. Fortunatamente, l'esiguo numero di lavoratori del settore "fa sì che a un indice di frequenza così alto non corrisponde un numero assoluto altrettanto elevato".
Il costo sociale degli infortuni sul lavoro, calcolato dall'Inail per il 2005, ammonta a quasi 45,5 miliardi, pari a circa il 3,21% del Pil. In particolare, i costi assicurativi sono stati solo 11.760 miliardi, a fronte di 14.377 miliardi per gli interventi e i dispositivi di prevenzione e di 19.307 per le altre spese legate ai danni da lavoro: dal tempo perduto dai colleghi delle vittime per il soccorso all'addestramento dei sostituti, dai guasti alle macchine alla "perdita d'immagine" da parte dell'azienda.
Nel corso del 2006, il 31,7% degli infortuni denunciati all'Inail nel settore dell'industria e dei servizi sono avvenuti in aziende fino a 15 dipendenti. Una percentuale che raddoppia (61,4%) quando si parla di casi mortali: nel 2006 su 1.205 morti bianche avvenute in questo settore, 740 sono state nelle aziende fino a 15 addetti. Analizzando alcuni specifici comparti come la lavorazione dei metalli, la lavorazione dei minerali non metalliferi e le costruzioni, emerge che nell'ultimo triennio alcune industrie presentano un indice di frequenza più alto rispetto alle imprese artigiane (rispettivamente 64,38 per mille addetti contro 56,37; 61,51 contro 54,32 e 56,6 contro 52,88).
Nel caso degli incidenti gravi, invece, le imprese artigiane presentano spesso un indice di frequenza maggiore delle industrie: 4,5 per mille addetti contro 4,40 nelle costruzioni, 3,68 contro 2,85 nella lavorazione dei minerali non metalliferi, 3,9 contro 2,21 nei trasporti. Nel comparto della lavorazione del legno, poi, l'indice di frequenza degli infortuni indennizzati dall'Inail nelle imprese artigiane risulta superiore sia per gli incidenti in generale sia per quelli gravi: 58,47 per mille addetti contro 54,15 per i primi, e 5,07 contro 2,88 per i secondi.
In Italia, poi, le aziende dell'industria e dei servizi che non hanno denunciato nessun infortunio nel corso del 2006 sono il 92,4%, su un totale di 3.745.224. Le aziende dove c'è stato quindi almeno un incidente sono il 7,6% (280mila) del totale nazionale e appena lo 0,48% (circa 18mila aziende) quelle che hanno avuto 5 o più infortuni. Nell'industria dei metalli, tuttavia, le aziende che non hanno denunciato nessun infortunio nel corso del 2006 sono state appena l'83,20% del totale. Secondo uno studio dell'Inail, infine, le aziende fino a 15 dipendenti che non subiscono infortuni sono il 94,7% del totale, mentre per le grandi (oltre 250 addetti) il totale scende al 4,6%.
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