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VENERDI' SANTO

Cina e persecuzioni, la Via Crucis del Papa

Le meditazioni dell'arcivescovo di Hong Kong. L'avvertimento di Benedetto XVI: "I nostri sguardi sono spesso distratti da dispersivi ed effimeri interessi terreni". Per questo "volgiamo lo sguardo a Cristo"

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Il Papa alla Via Crucis CdV, 21 marzo 2008 - "Grazie per la pazienza sotto la pioggia e buona Pasqua": con queste parole il Papa ha concluso la Via Crucis al Colosseo, davanti a migliaia di fedeli che - nonostante la forte pioggia - si sono radunati nel cuore della Capitale per seguire la tradizionale e suggestiva celebrazione. "Anche quest'anno - ha sottolineato Benedetto XVI - abbiamo ripercorso il cammino della Croce, la Via Crucis, rievocando la passione di Cristo. I nostri occhi hanno rivisto la sofferenza e l'angoscia che il nostro redentore ha dovuto sopportare nell'ora del grande dolore che ha segnato il culmine della sua missione". "La giornata del venerdì santo - ha aggiunto - si chiude nel silenzio della meditazione e della preghiera. Tornando a casa, anche noi come coloro che assisteranno al sacrificio di Gesù ci percuotiamo il petto ripensando a quanto è accaduto".

 

"I nostri sguardi sono spesso distratti da dispersivi ed effimeri interessi terreni". Per questo "oggi volgiamo lo sguardo verso Cristo. Fermiamoci a contemplare la sua croce": è l'avvertimento lanciato dal Papa, al termine della Via Crucis, al Colosseo, davanti a migliaia di fedeli.

 

L'amore di Dio "è scuola di giustizia e di pace - ha sottolineato il Pontefice - è patrimonio universale di perdono e di misericordia". Il Papa si è dunque soffermato sull'amicizia di Gesù con gli uomini. "Amico, così Gesù chiama Giuda e gli rivolge l'ultimo, drammatico appello alla conversione. Amico chiama ognuno di noi perchè è amico vero di tutti noi. Purtroppo non sempre riusciamo a percepire la profondità di questo amore sconfinato che Dio nutre per noi. Per lui non c'è differenza di razza e cultura".

 

Ma "che cosa abbiamo fatto di questo dono? Della rivelazione del volto di Dio in Cristo - domanda il Papa - della rivelazione dell'amore di Dio che vince l'odio? Tanti, anche nella nostra epoca non conoscono Dio e non possono trovarlo nel Cristo crocifisso. Tanti sono alla ricerca di un amore e una libertà che escluda Dio. Tanti credono di non aver bisogno di Dio. Lasciamo questa sera - ha concluso Benedetto XVI - che il suo sacrificio sulla croce ci interpelli e chiediamo a lui di porre in crisi le nostre umane certezze. Apriamogli il cuore. Gesù è la verità che ci rende liberi di amare".

LE MEDITAZIONI

La mancanza di libertà religiosa e l'ingiustizia compiuta dallo Stato, il "tradimento" di alcuni vescovi e la fedeltà di quanti vengono perseguitati, la speranza e l'attesa della "vittoria" della Chiesa e la preghiera di saper essere "come il chicco di grano".

 

C'è tutta la realtà della Chiesa cinese nelle parole del cardinale di Hong Kong Joseph Zen Ze-Kiun, scelto quest'anno da Benedetto XVI per scrivere le meditazioni per la Via Crucis. Ma le parole lette dallo speaker della Radio Vaticana Orazio Coclite e dall'attrice Paola Pitagora, raccontano le persecuzioni che da sempre hanno accompagnato la vita della Chiesa in tanti paesi, epoche e situazioni.

 

Le meditazioni sulle stazioni della Via Crucis si aprono infatti con la costatazione che "i Colossei si sono moltiplicati attraverso i secoli, là dove i nostri fratelli, in varie parti del mondo, in continuazione della tua Passione, vengono ancora oggi perseguitati". È un destino che non risparmia la Chiesa, che "sta attraversando l'ora tenebrosa della persecuzione".

 

Più avanti, al momento del giudizio di Pilato, il dolore si fa preghiera: "illumina la coscienza di tante persone costituite in autorità, perchè riconoscano l'innocenza dei tuoi seguaci. Dà loro il coraggio di rispettare la libertà religiosa". E ancora diviene solidarietà con le madri dei perseguitati, evocate dall'incontro di Gesù con le donne. "Pensiamo - scrive il cardinale - alle mamme di tanti giovani perseguitati e imprigionati a causa di Cristo. Quante lunghe notti passate nella veglia e in lacrime da quelle mamme. Pensiamo alle mamme che rischiando arresti e persecuzioni hanno perseverato a pregare in famiglia, coltivando nel cuore la speranza di tempi migliori".

 

L'avanzare del cammino di Gesù sotto il peso della croce continua a intrecciarsi con i riferimenti alla realtà della Chiesa cinese, a cui tuttavia non viene fatto esplicito riferimento. Così, quando Giuda bacia Gesù prima di consegnarlo ai suoi carnefici, il card. Zen commenta: "il tradimento sorprende, soprattutto se riguarda anche i pastori del gregge". E ancora: "tentazioni, minacce e ricatti piegano le volontà. Ma quanto scandalo. Quanto dolore al cuore del Signore. Non scandalizziamoci: le defezioni non sono mai mancate nelle persecuzioni. E dopo risono stati spesso i ritorni". Ed anche loro, come i persecutori, sono ricordati nella preghiera.

 

Alla dodicesima stazione, infatti, il porporato si rivolge a Gesù e Maria: "accettate il pentimento di noi tutti, che per la nostra debolezza siamo sempre esposti al rischio di tradire, rinnegare e disertare" e "accettate l'omaggio di fedeltà di tutti quelli che hanno seguito l'esempio di San Giovanni, che restò coraggiosamente accanto alla croce". "Proteggi gli uomini che tu hai scelto, Signore - invoca poi quando si ricorda il tradimento di Pietro - perchè le porte degli inferi mai prevalgano contro i tuoi servi". Che, nell'ultima preghiera si rimettono alla volontà di Dio. "Abbiamo noi ragione - si chiede il card. Zen- ad avere fretta e pretendere di vedere subito la vittoria della Chiesa? Non è forse la nostra vittoria che siamo ansiosi di vedere? Signore rendici perseveranti nello stare accanto alla Chiesa del silenzio e nell'accettare di scomparire e morire come il chicco di grano".

 

Riflessioni concise, ma chiare: del resto, rivela lo stesso porporato nella presentazione, "il Papa ha voluto che io portassi al Colosseo la voce di quelle sorelle e di quei fratelli lontani". E anche quella dei loro persecutori. A proposito dei quali, Zen confessa: "ho dovuto fare un grande sforzo per purificarmi dei sentimenti di poca carità verso quelli che hanno fatto soffrire Gesù e quelli che stanno facendo soffrire, nel mondo di oggi, i nostri fratelli". Ma, quando Gesù promette il Regno al buon ladrone, il "ricordati di noi" unisce "amici e nemici" ed anche "i persecutori dei nostri amici".

 

 










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