Tratto da Dagospia 22 Marzo 2008
D’Alema però non se l’è fatta tutta sino all’alba: dopo aver alzato gli occhi al manto nero della Desolata, le mani stanche al Figlio nella bara e gli occhi senza più lacrime, ha abbandonato. Quando era ancora e davvero "il deputato di Gallipoli" veniva sempre alla processione del Venerdì Santo, raccontano. Aspettava la partenza davanti alle due chiese, prendeva posto con le autorità dietro il Cristo deposto tra i carabinieri col pennacchio, entrava nella cattedrale che è un capolavoro del barocco leccese, incassava la benedizione vescovile e macinava per Gallipoli almeno sino all’ora di cena.
Erano due o tre anni, che non si vedeva più al Venerdì Santo. Che si sia convertito? Il suo candidato s’è fatto la croce, al passaggio dell’Addolorata. Lui no, ma non vuol dire. C’è chi ne ricorda il fervore con cui partecipò alla beatificazione di Padre Pio in Piazza San Pietro, nel maggio 1999: anche se il fido Marco Minniti lo superò nello slancio del bacio all’anello pontificio. E di ieri in ogni caso, vanno sottolineati i suoi occhi sgranati al passaggio dei penitenti, con la mantellina celeste e il saio rosso della Confraternita del Crocifisso, incappucciati, piedi scalzi e corona di spine ben calcata sulla testa.
Ma Raffaele Fitto non ci crede, alla conversione di D’Alema. Anzi, tuona invocando che "qualcuno lo fermi in questo suo agitarsi pasquale in Puglia". Domenica delle Palme, racconta il leader pugliese del Pdl, D’Alema s’è presentato in una chiesa di Bari col sindaco per consegnare non so quale delibera, ieri era ai Misteri di Gallipoli. Per farla breve: Fitto lo vede in piena campagna elettorale, per difendersi da Veltroni e cercar di conservare quel po' di potere che gli è rimasto in Puglia.
Probabilmente è così. Però, vederlo ieri sera sotto le sacre immagini, stretto nel giaccone blu e con la sciarpa ben annodata al collo... Va bene, per raccattar dei voti si fa di tutto, ma siamo proprio sicuri che a D’Alema non si sia sciolto il cuore?
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