Come se anche il Destino fosse affiliato alla famigerata cupola di Moggi e Giraudo, la Juve sbanca l’Inter con un gol di Camoranesi in netto fuorigioco. Due anni dopo Calciopoli una straordinaria nemesi fa giustizia o rinnova un’ingiustizia infinita a seconda da che punto di vista si guardino il problema e gli eventi degli ultimi dieci anni. Inter-Juventus non sarà mai più una partita qualsiasi, la storia di scudetti conquistati, rubati o strappati è una fantasma che appare o scompare.
E se il povero guardalinee Nicoletti non vede un fuorigioco grosso come una casa non è consentito pensare a un banale errore. Chi lo avrà inconsciamente ispirato? Cosa avranno bloccato quel braccio e quella bandierina ora che Moggi non c’è più? Gli errori di oggi forse sono gli errori di ieri, ma crederci sembra impossibile: processi e condanne non possono essere passati invano. E allora? Forse gli arbitri accusati di aver regalato troppi rigori e fatto diversi favori all’Inter, hanno deciso d’improvviso di ribaltare la sudditanza psicologica. Forse.
O forse più banalmente aveva ragione Guido Rossi quando si lasciò scappare una frase ormai storica: «Mi avevano detto di far fuori qualche dirigente per cambiare il calcio. Ma il calcio non è cambiato e non vuole cambiare». Quasi una profezia. Quello che rischia di cambiare, invece, è il corso di questo campionato. Il gol irregolare di Camoranesi ha stravolto una gara che traccheggiava attorno a un opportunistico zero a zero e l’ha servita su un piatto d’argento alla Juventus.
Un’Inter orrenda si è aperta per pareggiare, ha lasciato spazio e idee ai bianconeri finendo per arrancare dietro a un sogno. Se Ranieri ha fatto il suo, Mancini ha sbagliato tutto o quasi. L’allenatore dell’Inter non è più sereno, dietro quelle dimissioni date e poi ritirate, ci sono situazioni non chiarite e una lucidità perduta. Senza Cambiasso e Vieira è dura, ma lasciare in panchina un tipo esperto e fresco come Maniche è un sacrilegio. Non far giocare Crespo per lo spento Cruz è inconcepibile. E infine, mettere tre punte quando già la Juve era padrona del centrocampo è un errore fatale. Ora che uno scudetto già vinto, il primo vero, rischia di sparire come quello del cinque maggio, Moratti non ha più alibi e deve prendersela solo con sè stesso: Mancini non ha più in mano la squadra, quelle dimissioni andavano accettate.
di Enzo Bucchioni
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