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STRAGE DI ERBA

Duro scambio d'insulti in aula
Castagna ai Romano: "Assassini"

Carlo Castagna ha replicato al presunto 'vaff...' indirizzatogli da Olindo con: "Assassini, 50 anni dovete prendere e passarli separati, non ho più intenzione di abbassare lo sguardo, bastardi!"

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Olindo romano e rosa bazzi Como, 27 marzo 2008 -  Duro scambio di insulti nell'aula del tribunale di Como dove si celebra il processo per la strage di Erba tra l'imputato Olindo Romano e Carlo Castagna, parente di tre delle vittime della mattanza. In una pausa dell'udienza Castagna, passando vicino alla gabbia mentre stava lasciando l'aula, avrebbe incrociato lo sguardo dell'ex netturbino a, e Romano gli avrebbe detto "vaff..." mentre la moglie Rosa cercava di tappargli la bocca con la mano. A quel punto Castagna ha risposto: "Assassini, 50 anni dovete prendere e passarli separati, non ho più intenzione di abbassare lo sguardo, bastardi!".

 

Prima di questo duro scontro verbale, era stato sentito in aula il consulente della difesa Carlo Torre, esperto di medicina legale all'Università di Torino, che aveva dichiarato che "gli esami necroscopici sono stati svolti in modo insufficiente", sottolineando che "il medico legale ha svolto l'autopsia su quattro cadaveri in un tempo insufficiente per delle indagini accurate" e che "è la prima volta che vedo svolgere l'autopsia su corpi di persone colpite alla testa senza che il cranio fosse completamente rasato".

 

Secondo il professore, già consulente della famiglia Franzoni nel caso di Cogne, ci sarebbero inoltre diverse difformità nella ricostruzione della dinamica degli omicidi effettuata dall'accusa. Per Torre, ad esempio, Valeria Cherubini fu colpita mortalmente in casa sua e non, come ricostruito dall'accusa, sulle scale che conducono ai diversi appartamenti. Secondo il consulente di parte sarebbe evidente una coltellata sulla tenda della finestra dell'appartamento della Cherubini davanti alla quale la donna venne rinvenuta cadavere. Torre incalza anche sulle armi utilizzate nel massacro: "Tutte le vittime presentano ferite molto simili, tali da fare ipotizzare che potrebbe essere stata utilizzato un solo coltello".

 

Poi per qualche secondo sullo schermo posto nell'aula era stata proiettata anche una foto del viso del piccolo Youssef Marzouk, che è stata subito oscurata su ordine del presidente della Corte Alessandro Bianchi che negato l'autorizzazione a proiettarne altre. Secondo Torre il bambino di due anni fu ucciso con un solo colpo che gli ha tagliato la carotide e che è stato sferrato da sinistra verso destra lasciando supporre che il killer abbia usato la mano sinistra.

 

Per quanto riguarda infine le traccia di sangue attribuita a Valeria Cherubini ritrovata sulla Seat Arosa dei coniugi Romano, il consulente della difesa ritiene che "chiunque è stato nella corte di via Diaz potrebbe aver portato quella macchia" e nella corte della cascina dove è stata compiuta la strage era "ricca di sangue" a causa del via vai di soccorritori e degli investigatori e dell'acqua usata dai vigili del fuoco per spegnere l'incendio.
Il sangue sarebbe poi rimasto lì anche nei giorni successivi la mattanza e potrebbe dunque essere stato calpestato dagli imputati come da altri vicini di casa. Carlo Torre continuerà la sua deposizione nella prossima udienza che stata fissata per lunedì 31 marzo.

 

LA PERIZIA PSICHIATRICA

Il pm Massimo Astori rompe gli indugi e parla di perizia psichiatrica per i coniugi Romano Olindo e Rosa Bazzi accusati della strage di Erba. "Propongo la perizia psichiatrica - spiega il pm nel corso dell'udienza - ma purchè sia fatta attraverso l'analisi dei colloqui fatti in carcere con gli psichiatri". Un vero e proprio diario clinico che parte un mese dopo l'11 dicembre 2006 e continua per oltre un anno. Un totale di 42 colloqui per Olindo e 46 per Rosa in cui il quadro clinico viene esaminato nei minimi dettagli.


Una scelta, quella del pm "per superare definitivamente il dubbio fatto cadere nel corso del processo" e stabilire la capacità di intendere e volere dei due imputati. Secondo l'accusa occorre "verificare se il reato è frutto di un'anomalia di natura psichiatrica e se sia il rapporto causale con il reato". Contro i coniugi Romano, però, il pm sfodera diversi elementi: "L'efferatezza del reato non è un indice di incapacità di intendere o volere e contro di loro c'è un'esecuzione fredda e lucida e l'aggravante della premeditazione".


Nessuna particolare condotta, inoltre, sembra essere riscontrata dagli esperti che nei diversi colloqui descrivono Rosa come serena, senza particolari cedimenti e un pò depressa per la morte della madre nel maggio scorso. Anche Olindo appare agli occhi degli psichiatri sereno, tranquillo e senza tentazioni autolesive. Documenti che il pm ha chiesto per eseguire la perizia psichiatrica e togliere ogni dubbio sulla volontà degli imputati. Poi, Astori ha presentato le "ennesime confessioni" attraverso la lettura degli incontri tra imputati e psichiatri. Il 29 gennaio 2007 Olindo non si dice pentito di aver compiuto la strage, mentre la moglie il 13 gennaio 2007 ha "un po' di rimorso per il bambino ma senza particolare partecipazione emotiva".
È sempre stata lei, nelle confessioni poi ritrattate, a dire di aver ucciso il piccolo Youssef di soli due anni.


LA DIFESA DEI ROMANO SI OPPONE


Il presidente della Corte d'Assise di Como Alessandro Bianchi ha acquisito i 90 colloqui circa tra gli imputati Romano, accusati della strage di Erba, e gli psichiatri del carcere del Bassone. Una richiesta avanzata dal pm Massimo Astori che ha trovato il consenso dei giudici, ma non quello della difesa dei Romano.

 

L'avvocato Enzo Pacia si è opposto e ha sottolineato che "l'opera degli psichiatri in carcere è stata solo al fine di stabilire che gli imputati andavano tutelati da gesti suicidari". Colloqui definiti "irrilevanti" e che evidenziano secondo l'accusa che "i miei assistiti siano capaci di intendere e di volere".


Secondo Pacia occorre indagare a fondo sullo stato psichico dei coniugi Romano e tenere conto della diagnosi dello psichiatra Massimo Picozzi raccolta nel libro di Pino Corrias 'Vicini da morire'. Picozzi, spiega Pacia, ipotizza che "ci si possa trovare di fronte a soggetti che possono avere qualcosa di malato dentro, un male oscuro, la depressione che può essere anche una malattia mentale. Picozzi ha formulato la diagnosi di paranoia per entrambi. Rosa è paranoica ma non pazza, una malattia capace di inficiare la capacità di intendere".
Con l'acquisizione dei colloqui tra imputati e psichiatri avvenuti nel carcere resta comunque sospesa la possibile decisione da parte della Corte di richiedere per gli imputati una perizia psichiatrica.










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