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IL COMMENTO

I perversi effetti della par condicio

  

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PUÒ L’ASSENZA di un candidato premier da un dibattito televisivo vietare la presenza del suo principale competitore da una trasmissione analoga? E’ il problema chiave posto dalla legge sulla par condicio dopo la decisione della direzione Rai di far annullare la trasmissione di ieri sera a ‘Porta a porta’ con Berlusconi perché Veltroni aveva ritirato la sua disponibilità da una presenza parallela. Il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi (PdL) ritiene che Berlusconi aveva diritto alla presenza perché Veltroni era stato regolarmente invitato. Ma il suo vicepresidente Giorgio Merlo, del PD, è ovviamente di parere contrario. Sarebbe utile a questo punto una pronuncia dell’Autorità Garante, che però potrebbe essere attivata solo da un ricorso di Berlusconi. La legge sulla par condicio non è difesa ormai più da nessuno. Costruita fin dal governo Dini del ’95 per impedire a Berlusconi di farsi pubblicità con gli spot televisivi, è stata approvata nella versione attuale per le stesse ragioni dal governo D’Alema nel febbraio del 2000. Diventato premier, Berlusconi cercò di abrogare la legge o almeno di rivederla. Ne fu impedito da Casini e Follini ormai ai ferri corti col Cavaliere. Sconfitto sulla pubblicità elettorale, Berlusconi non immaginava tuttavia che la legge avrebbe compromesso le sue stesse apparizioni televisive.

 

Nella campagna del 2006 Romano Prodi era in netto vantaggio nei sondaggi. Berlusconi fu protagonista di una rimonta spettacolare. Ma come nel 2001 il Cavaliere aveva negato il confronto a Francesco Rutelli, Prodi non aveva alcuna voglia di concederlo a Berlusconi. Ci ripensò dopo aver imposto al Cavaliere una condizione capestro. Da sempre il presidente del Consiglio dei ministri ha il diritto di chiudere il ciclo di trasmissioni elettorali di ‘Tribuna politica’. Bene, se Berlusconi avesse rinunciato all’ultima parola in quella sede, il confronto si sarebbe fatto. Il Cavaliere accettò e il confronto si fece. Buon per lui, perché una sadica interpretazione della par condicio lo aveva fatto sparire dai teleschermi per un paio di settimane. E’ noto che da sempre Berlusconi è un artefice eccellente di campagne elettorali. Perché dunque consentirgli di andare in televisione a guadagnare punti? Fu così che nessuno dei leader dell’Unione (con la sola eccezione di Oliviero Diliberto) accettò d’incontrarlo né di venire a confrontarsi con i soli giornalisti per impedire al Cavaliere di fare altrettanto. E Berlusconi, presidente del Consiglio in carica, restò all’asciutto. Alla fine, tuttavia, fu più fortunato di Prodi. Il sorteggio gli consentì di avere l’ultima parola nel secondo e ultimo confronto. Fu allora, proprio alla fine della trasmissione, che promise l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. E andò a un passo dalla vittoria. Due anni dopo il problema del divieto indiretto si è riproposto. Nessuno ormai difende più la par condicio. Berlusconi ha detto che se vince l’abolirà. Ma la stessa cosa dovrebbe fare Veltroni, pur con i paletti che vietino al proprietario di Mediaset di lucrare indebiti vantaggi.

di Bruno Vespa










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