Milano, 28 marzo 2008 - “Se li conosci li eviti” è il nuovo libro di Peter Gomez e Marco Travaglio (ed Chiarelettere, 14,60 euro). Un “manuale di pronto soccorso” per aiutare gli elettori a scegliere il meglio, o il meno peggio, tra le liste dei candidati, anzi dei parlamentari nominati dai partiti grazie al Porcellum. Il sottotitolo parla da sé: “Raccomandati, riciclati, condannati, imputati, voltagabbana, fannulloni nel nuovo Parlamento”. Gli “impresentabili” sono circa 150, di tutte le liste, scelti per categorie.
Il libro presenta circa 150 schede di candidati e probabili prossimi deputati e senatori, grazie anche a un sistema elettorale che non permette di esprimere preferenze. Schede che mettono in rilievo la fedina penale innanzitutto, a cominciare dai tanti condannati, la coerenza tra idee e comportamento ( i difensori della famiglia che di famiglie ne hanno appunto piu' di una una), ignoranza e brutte figure pubbliche, presenza e attivita' in aula, conflitti d'interesse e cosi' via.
"Quelli che hanno votato l’indulto. Quelli che hanno partecipato alla grande abbuffata della monnezza in Campania. Quelli che han comprato case nel centro di Roma a prezzi di box auto. E poi i voltagabbana, gli assenteisti cronici, i somari che ignorano persino la data della scoperta dell’America o della Rivoluzione francese. E poi quelli con la fedina penale sporca, o dubbia.
A farla da padrone è il Popolo delle libertà, che – se ha lasciato a casa i Pomicino, i Vito, i Biondi, gli Jannuzzi e i Mastella – ha rinnovato il repertorio con parecchie new entry per meriti penali. I condannati in primo o secondo o terzo del Pdl sono 25, più almeno altrettanti indagati o rinviati a giudizio, senza contare i miracolati dalla prescrizione.
L’Udc vanta almeno 5 condannati, fra provvisori e definitivi. La Destra 2 rinviati a giudizio, tra cui il suo leader Storace. L’Arcobaleno ha 2 condannati (Caruso e Farina), i Socialisti 1 (De Michelis). Anche il Pd, nonostante la promessa di Veltroni di non candidare nemmeno i condannati in primo grado, schiera due condannati definitivi, Enzo Carra e Antonino Papania (entrambi in Sicilia), un condannato in primo grado, uno in appello, cinque indagati (tutti fra la Calabria e la Basilicata), un rinviato a giudizio, tre salvati dalla prescrizione.
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