MILANO, 29 marzo 2008 - In un'intervista esclusiva alla Gazzetta dello sport - da oggi in edicola nel nuovissimo formato tabloid - il grande campione Roberto Baggio si racconta a cuore aperto: "Se Moratti mi chiama, sono pronto a tornare, anche per assumere un ruolo dirigenziale", ha dichiarato.
La frase ha tutta l'aria di una risposta all'appello dello stesso Moratti, che in occasione del centenario dell'Inter parlò espressamente di Baggio: Uno come lui è patrimonio del calcio italiano - disse - spero che le nostre strade si possano reincontrare"
I progetti per il futuro e il rapporto con la Nazionale e gli allenatori, passando per il campionato e calciopoli. Roberto Baggio si racconta alla "Gazzetta dello Sport", ammettendo di voler tornare nel mondo del pallone per occuparsi dei giovani, per "guidarli, preservarli da tanti pericoli che conosco. Essere schermo: una parola sbagliata è sufficiente a distruggere una carriera. E può bastare una parola giusta per lanciarne una. Nella mia vita voglio cercare e creare valori: in questo caso, ho bisogno della persona che ci creda. Moratti? È la persona giusta, ci siamo parlati. Quando sarà convinto, sono qui".
Quando è scoppiato lo scandalo calciopoli, Baggio era "stupito, come tutti. A disagio. Per le dimensioni. Certo, sospetti venivano, ma mettetevi nei panni di un calciatore. Se avessi detto: ragazzi, quell'arbitro ha fischiato così e così, s'è inventato dei fuorigioco, sapete che mi sarebbe successo? Che mi avrebbero fatto massacrare dai loro giornali e dalle loro tv".
Sui rapporti difficili con i suoi allenatori, l'ex fantasista di Juve, Milan e Inter crede che molto dipendesse dal fatto di avere "dalla mia l'amore della gente. Ed era una colpa, per alcuni. Rubavo la voglia di molti di loro di essere in primo piano, i protagonisti. Ho sbagliato anch'io? Certo, forse avrei dovuto mettere le mani addosso a qualcuno... Il mio problema è che sono stato sempre rispettoso, troppo".
Parlando del calcio di oggi, Baggio dice di rivedersi in "Messi. Quando ha la palla si ha sempre l'impressione che possa succedere qualcosa. Poi mi entusiasma Ronaldinho, Kakà, Cristiano Ronaldo, Ibra, Totti, tutti grandi ma non mi piace fare classifiche. Gli indimenticabili che ho incontrato sul campo? Maradona e Van Basten".
A giugno ci sono gli Europei e l'ex Pallone d'Oro è convinto che Donadoni stia facendo un buon lavoro ("sta seguendo la strada giusta") con una squadra dove decisivo è l'apporto di Pirlo ("tutto comincia e finisce con lui") e non solo ("mi intriga Quagliarella e l'intero attacco dell'Udinese, con Di Natale"). In questa Nazionale non sembra esserci spazio per Del Piero, che di Baggio ha raccolto il testimone alla Juventus.
"Ho sempre avuto un bel rapporto con Ale - racconta - Per sua fortuna all'arrivo alla Juve era giovanissimo e, al contrario di me, è stato subito ben accolto dai tifosi. In Nazionale hanno voluto metterci uno contro l'altro, ma certo fra noi due non ci sono mai stati screzi".
Pamela Anderson col figlio Brandon Thomas Lee prima della partita di basket Nba tra Charlotte Bobcats e Lakers al Staples Center di Los Angeles. Ma l'ex bagnina protegge il piccolo dai fotografi o dalla vista delle majorette?