Si era parlato di un vicino di casa, poi di un minore che avrebbe notato un uomo in passamontagna, e forse in tuta mimetica. I bambini: "Le mamme non si toccano". Tremila persone alle esequie
Nuoro, 29 marzo 2008 - Gli inquirenti che indagano sull'omicidio di Dina Dore smentiscono ogni indiscrezione sul supertestimone che avrebbe visto uno degli assassini fuggire per le vie del paese di Gavoi con un passamontagna in testa. Gli investigatori continuano a lavorare nel più stretto riserbo senza lasciar trapelare nulla. Nel corso della giornata si sono rincorse le voce che il supertestimone fosse dapprima una vicina di casa della donna uccisa, poi è stata la volta di un bambino che ospite in casa della nonna avrebbe notato un uomo in passamontagna, e forse in tuta mimetica, scappare verso via Roma, infine la terza figura di supertestimone era stata individuata in un abitante del paese. Di tutto questo non si ha certezza e gli investigatori continuano a smentire ogni cosa puntando invece a tirar fuori qualche elemento decisivo dalle perizie della polizia scientifica sul luogo del delitto.
Mercoledì scorso, lo ricordiamo, fra le 19 e le 20 Dina Dore, moglie di un facoltoso dentista di Gavoi, Francesco Rocca, è stata uccisa soffocata con nastro da pacchi forse per un tentativo di sequestro. Gli investigatori però non escludono altre ipotesi. Nel corso della giornata hanno continuato a sentire testimoni, la polizia scientifica è tornata nel garage della casa di via Sant'Antioco, i carabinieri hanno perlustrato le campagne ed effettuato alcune perquisizioni in cerca di indizi.
LE ESEQUIE
C'era l'intero paese nel pomeriggio dentro e davanti alla chiesa di San Gavino Martire a Gavoi (Nuoro) ai funerali di Dina Dore, 37 anni, la moglie del dentista Francesco Rocca uccisa mercoledì sera nel garage della sua abitazione e trovata morta asfissiata nel bagagliaio dell'auto con cui era rientrata a casa assieme alla figlia di 8 mesi.
Almeno tremila, fra compaesani e persone accorse dai paesi vicini, compresa una decina di sindaci in fascia tricolore, si sono strette attorno alla famiglia. Le urla strazianti della madre di Dina Dore hanno accompagnato la bara coperta di fiori bianchi e arancioni all'uscita dall'abitazione di famiglia.
La funzione religiosa - segnata anche da una preghiera agli assassini perchè affidino la loro coscienza a Dio - è stata concelebrata dal parroco don Gesuino Corraine e dal vescovo vicario della diocesi di Nuoro, monsignor Salvatore Floris. Dal parroco è giunto l'invito a una riflessione sui valori che s'insegnano ai giovani e un appello alla comunità di Gavoi perchè reagisca e si concentri sui veri valori, in una società sempre più attenta al denaro. Agli assassini monsignor Floris ha ricordato che prima che alla giustizia umana dovranno rendere conto a quella divina.
Prima dei funerali, ai microfoni del Tg3 regionale, il vescovo emerito di Cagliari, Ottorino Pietro Alberti, aveva chiesto la scomunica per i responsabili dell'omicidio della giovane mamma: «Indubbiamante persone che hanno compiuto queste azioni delittuose ci lasciano senza respiro; c'è da sperare che a un certo punto capiscano, avvertano il male che hanno fatto».
E un pensiero, durante i funerali, è andato anche alla piccola Elisabetta, la figlia della vittima: non sarà mai sola - si è alzata una voce rassicurante - tutto il paese si occuperà di lei. L'ultimo pensiero del marito per Dina è lo struggente necrologio apparso oggi: «Per sempre porterò il tuo ricordo, per sempre ricorderò a Elisabetta quanto l'amavi, per sempre, assieme a Elisabetta aspetteremo, con immensa fede d'incontrarti... Dina. Un bacio, Francesco».
L'APPELLO DEI BAMBINI
"Siamo bambini come Elisabetta, le mamme non si toccano". È quanto si legge sullo striscione che tenevano in mano i bimbi di Gavoi (Nuoro) in testa al corteo funebre che è partito dalla casa della famiglia Rocca, dove Dina Dore è stata uccisa barbaramente, e che si è snodato fino alla parrocchia di San Gavino dove sono in corso le esequie della donna celebrate dal vicario generale del vescovo di Nuoro monsignor Salvatore Floris.
Un gruppo di donne manifesta davanti alla sede del quotidiano ''Il Foglio'', diretto da Giuliano Ferrara, a difesa della legge 194. 'La maternita' non e' una fatalita', ma una scelta responsabile'', è uno degli slogan