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TIBET / ALTRE PROTESTA A LHASA

La polizia circonda un monastero
Dalai Lama: "Qui è il terrore, aiutateci"

Fonti della comunità tibetana esiliata riferiscono che la polizia cinese ha circondato il monastero buddhista di Jokhang, a Lhasa, erigendo tutto intorno cordoni di sicurezza Commenta

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il Dalai Lama Dharamsala (India), 29 marzo 2008 - La polizia cinese ha circondato il monastero buddhista di Jokhang, a Lhasa, erigendo tutto intorno cordoni di sicurezza per impedire ai monaci di uscirne e ai manifestanti di avvicinarvisi: lo hanno riferito fonti della comunità tibetana esiliata a Dharamsala, la cittadina nel nord dell'India in cui dal '59 risiede il Dalai Lama, citando notizie di prima mano provenienti dalla capitale del Tibet, dove oggi sono dilagate nuove proteste.

 

Le fonti, che hanno preteso di rimanere anonime per proteggere i propri informatori, hanno precisato che il provvedimento è stato imposto poco dopo l'inizio delle dimostrazioni di piazza, cui secondo il governo tibetano in esilio, anch'esso insediato a Dharamsala, si sarebbero «ben presto» unite «migliaia» di persone.

 

Il monastero di Jokhang è lo stesso dove tre giorni fa, cogliendo l'occasione offerta loro dalla presenza di un gruppo di giornalisti stranieri, una trentina di monaci riuscirono a eludere la sorveglianza e ad avvicinare gli ospiti, manifestando per circa un quarto d'ora in pubblico e denunciando maltrattementi e pressioni cui sono sottoposti dall'inizio della repressione, in corso da oltre due settimane; la sortita dei religiosi ha creto un notevole imbarazzo per le autorità lealiste filo-cinesi.

 

Nel medesimo tempio in giornata hanno compiuto un sopralluogo i rappresentanti diplomatici di una quindicina di Paesi terzi, tra cui Usa, Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Russia, Giappone, Australia e la Slovenia, presidente semestrale di turno dell'Unione Europea. «Ovviamente, è stata una visita altamente orchestrata», hanno commentato in proposito fonti diplomatiche occidentali, che parlavano in via riservata.

 

È la prima volta dallo scoppio dei disordini in cui il regime della Repubblica Popolare permette a una delegazione ufficiale straniera di recarsi nella regione himalayana; i diplomatici, non più di uno per ciascuna delle ambasciate a Pechino interessate dall'iniziativa, erano stati avvertiti soltanto ieri, in extremis: la loro missione è durata comunque appena 24 ore. Stando al governo tibetano esiliato, le rinnovate proteste avevano avuto inizio intorno alle 14 ora locale, le 7 del mattino in Italia, davanti a un altro tra i principali monasteri della città, quello di Ramoche.

 

IL DALAI LAMA

Anche il Dalai Lama ha in qualche modo confermato che nuove proteste di piazza sono scoppiate in giornata a Lhasa, in coincidenza con la visita nella capitale del Tibet di una delegazione di diplomatici stranieri in rappresentanza di quindici Paesi, Italia compresa.

 

«Ho sentito che oggi la gente di Lhasa è di nuovo scesa nelle strade per protestare», ha dichiarato il leader spirituale dei buddhisti tibetani da Dharamsala, la cittadina nel nord dell'india dove risiede dal '59, aggiungendo di seguire costantemente gli sviluppi della situazione.

 

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