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TIBET / PROTESTE E REPRESSIONE

Atene, arresti fuori dallo stadio
al passaggio di consegne della fiaccola
A Lhasa blitz in un monastero

In India gli esuli iniziano a New Dehli la protesta della 'fiaccola dell'indipendenza'. prossima tappa: San Francisco Commenta

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il Dalai Lama Dharamsala (India), 30 marzo 2008 - La polizia cinese ha arrestato 26 persone, sequestrato pistole e altre armi nel monastero di Geerdeng, provincia di Sichuan, nel Sud Est del Paese. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stato cinese, Xinhua, gli agenti hanno trovato nel tempio "30 pistole, 498 proiettili, quattro chilogrammi di esplosivo" e un "grande quantitativo" di coltelli.

 La polizia ha spiegato che i "sospetti" sono stati arrestati perchè coinvolti negli scontri con le forze dell'ordine avvenuti il 16 marzo. Ma non ha specificato se si tratta di monaci. Inoltre, sono stati sequestrati telefoni satellitari, antenne paraboliche, fax, e computer.


Intanto, a Pechino si registra la caduta della prima 'vittima' politica dall'inizio dei disordini nella regione autonoma. Secondo il 'Tibet Daily', Danzeng Langjie, direttore della Commissione affari religiosi e minoranze etniche del Tibet, è stato «rimosso» dal suo incarico e sarà sostituito da Luosang Jiumei, dal 2004 vice segretario del Comitato del partito comunista a Lhasa.

 

ARRESTI AD ATENE 

La polizia greca ha arrestato una decina di dimostranti pro-Tibet dopo tafferugli fuori dallo Stadio del marmo, dove si è svolta la cerimonia di consegna della torcia olimpica agli organizzatori cinesi dei Giochi 2008. I dimostranti scandivano "salvate il Tibet" e hanno sfidato un cordone di polizia senza però riuscire a interrompere l'ultima tappa della staffetta che nelle strade della capitale greca ha celebrato il viaggio della torcia dall'Acropoli allo stadio Panathenian Stadium. I dimostranti hanno cercato di dispiegare uno striscione con la scritta "Stop al genocidio in Tibet".


All'interno dello stadio, la cerimonia di consegna della fiaccola, fra musica e pepli greci, si è svolta circondata da alte misure di sicurezza per timore di interventi dei manifestanti, che protestano contro la repressione effettuata nelle ultime settimane dalla Cina contro i monaci tibetani.
La torcia arriverà domani a Pechino, trasportata su un aereo appositamente attrezzato per mantenere sempre accesa la fiamma. Partirà poi per un viaggio attraverso 20 paesi prima di tornare in Cina per le Olimpiadi.

 

IN INDIA ACCESA LA  "FIACCOLA INDIPENDENZA"

Diverse decine di tibetani hanno partecipato questa mattina a Nuova Dehli in India a una manifestazione di protesta contro la repressione cinese in Tibet, accendendo una "fiaccola dell'indipendenza" a richiamare la fiaccola olimpica che deve percorrere il mondo prima dei Giochi Olimpici di questa estate a Pechino.
La fiaccola dell'indipendenza è stata accesa una prima volta a Dharamsala, la città del nord dell'India dove vive in esislio dal 1959 il Dalai lama.


La prossima tappa della "fiaccola dell'indipendenza" sarà San Francisco, dove la fiaccola olimpica è attesa il 9 aprile. Ieri, era giunta ad Atene dove è stata consegnata agli organizzatori cinesi; lunedì sarà a Pechino (fra altissime misure di sicurezza) e partirà poi per un periplo del mondo. In maggio dovrebbe passare proprio in territorio tibetano.

 

 

IL MONASTERO CIRCONDATO

La polizia cinese ha circondato il monastero buddhista di Jokhang, a Lhasa, erigendo tutto intorno cordoni di sicurezza per impedire ai monaci di uscirne e ai manifestanti di avvicinarvisi: lo hanno riferito fonti della comunità tibetana esiliata a Dharamsala, la cittadina nel nord dell'India in cui dal '59 risiede il Dalai Lama, citando notizie di prima mano provenienti dalla capitale del Tibet, dove oggi sono dilagate nuove proteste.

 

Le fonti, che hanno preteso di rimanere anonime per proteggere i propri informatori, hanno precisato che il provvedimento è stato imposto poco dopo l'inizio delle dimostrazioni di piazza, cui secondo il governo tibetano in esilio, anch'esso insediato a Dharamsala, si sarebbero «ben presto» unite «migliaia» di persone.

 

Il monastero di Jokhang è lo stesso dove tre giorni fa, cogliendo l'occasione offerta loro dalla presenza di un gruppo di giornalisti stranieri, una trentina di monaci riuscirono a eludere la sorveglianza e ad avvicinare gli ospiti, manifestando per circa un quarto d'ora in pubblico e denunciando maltrattementi e pressioni cui sono sottoposti dall'inizio della repressione, in corso da oltre due settimane; la sortita dei religiosi ha creto un notevole imbarazzo per le autorità lealiste filo-cinesi.

 

Nel medesimo tempio in giornata hanno compiuto un sopralluogo i rappresentanti diplomatici di una quindicina di Paesi terzi, tra cui Usa, Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Russia, Giappone, Australia e la Slovenia, presidente semestrale di turno dell'Unione Europea. «Ovviamente, è stata una visita altamente orchestrata», hanno commentato in proposito fonti diplomatiche occidentali, che parlavano in via riservata.

 

È la prima volta dallo scoppio dei disordini in cui il regime della Repubblica Popolare permette a una delegazione ufficiale straniera di recarsi nella regione himalayana; i diplomatici, non più di uno per ciascuna delle ambasciate a Pechino interessate dall'iniziativa, erano stati avvertiti soltanto ieri, in extremis: la loro missione è durata comunque appena 24 ore. Stando al governo tibetano esiliato, le rinnovate proteste avevano avuto inizio intorno alle 14 ora locale, le 7 del mattino in Italia, davanti a un altro tra i principali monasteri della città, quello di Ramoche.

 

IL DALAI LAMA

Anche il Dalai Lama ha in qualche modo confermato che nuove proteste di piazza sono scoppiate in giornata a Lhasa, in coincidenza con la visita nella capitale del Tibet di una delegazione di diplomatici stranieri in rappresentanza di quindici Paesi, Italia compresa.

 

«Ho sentito che oggi la gente di Lhasa è di nuovo scesa nelle strade per protestare», ha dichiarato il leader spirituale dei buddhisti tibetani da Dharamsala, la cittadina nel nord dell'india dove risiede dal '59, aggiungendo di seguire costantemente gli sviluppi della situazione.

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