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IL COMMENTO

Ma le morti di Gabriele e Matteo non sono solo fatalità

Chiamatela pure fatalità. Ma dietro la morte assurda di due giovani tifosi c'è un clima avvelenato che non può trovare cittadinanza nello sport e nelle nostre vite vorticose Commenta

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tassi Chiamatela pure fatalità. Ma dietro la morte assurda di due giovani tifosi c'è un clima avvelenato che non può trovare cittadinanza nello sport e nelle nostre vite vorticose. La maledizione della dodicesima giornata di campionato colpisce ancora: l'11 novembre la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, 26 anni, ucciso da un proiettile sparato dalla pistola dell'agente Spaccarotella, dopo una rissa fra tifosi in un'area di servizio presso Arezzo; e adesso la tragica fine di Matteo Bagnaresi, 28 anni tifoso del Parma, ucciso anche lui in un'area di servizio sull'A21, nei pressi di Alessandria. Questa volta il killer non è un proiettile ma un pullman che lo ha travolto mentre correva per raggiungere il proprio torpedone, dove lo aspettavano gli altri tifosi emiliani. Pare che l'autista non abbia visto il giovane, preso dal panico dopo un alterco piuttosto animato fra un gruppo di sostenitori del Parma e della Juve.
Ancora una volta le perfide congiunture del destino disegnano una storia incredibile, consegnano al calcio un'altra vittima della ''tragica fatalità''. Ma chi in questo mondo vive da sempre, sa bene che Gabriele e Matteo non sono morti per caso. Le loro storie sono un figlie di un modello culturale sballato, di un tifo fatto di rabbia e di furore, di contrapposizioni frontali, di odii antichi mai cancellati, di sprezzo del pericolo e della propria vita. Dentro e fuori dai nostri stadi c'è tutto questo e la società sembra aver perso gli anticorpi per combattere questa follia dilagante. L'avversario è sempre più il nemico, l'ostacolo da abbattere, il bersaglio di un furore cieco. E se questo modello culturale si esporta in strada, in autogrill e nelle aree di servizio, non c'è da stupirsi se una scazzottata o una rissa verbale si trasformano in tragedia. E' vero: il destino ci ha messo per due volte la sua perfida mano. Ma il male è dentro le nostre radici sportive, in quella cultura malata che vira verso l'odio e la follia.

di Giuseppe Tassi

  • 30/03/2008 18:27
    pakalino
    al momento in cui scrivo (vedi ultime ansa )non sono note le circostanze della morte di matteo. si sa solo che è stato investito da un pullman e che non vi era in corso alcuna rissa. domani potrebbe anche accertarsi, per assurdo, che è stato volontariamente investito da un folle autista juventino. allo stato delle conoscenze, però, mi domando come possa un giornalista serio e responsabile parlare di modello culturale sballato, di un tifo fatto di rabbia e furore,di odii antichi mai cancellati e così via. credo che solo la smania di creare sensazione,di fornire mostri all'opinione pubblica, in sostanza di farsi leggere, spieghi un'interpretazione del genere, non giustificata in alcun modo dalla oggettività dei fatti noti.
  • 30/03/2008 18:50
    redazione
    Rispondo volentieri al lettore che mi accusa di cercare il sensazionalismo. Mi limito a riflettere sulle morti dei due giovani tifosi per denunciare quella che mi sembra una piaga grave di frange del tifo e della nostra società: la filosofia dell'odio per l'avversario-nemico che genera mostri. Giuseppe Tassi
  • 30/03/2008 19:14
    Birbetta
    E' vero la morte di sandri non è stata una fatalità, c'è un responsabile per ora impunito... quella di questa domenica è stato un investimento, quindi una fatalità...
  • 30/03/2008 21:09
    Enrico
    Non capisco perchè si voglia trovare colpe da dare ai tifosi anche quando non ci sono. Ma non mi riferisco solamente all'articolo di Tassi, ma a tutto quello che ho visto e sentito in questa tragica giornata. Ognuno cerca di dare la propria ricostruzione con il solo intento di gettare fango sul tifo anche quando è stato lo stesso questore di Asti a dire che non si poteva parlare di aggressioni e di oggetti atti ad offendere. ma questo "non fa notizia", come non fa notizia il rispettoso silenzio nei novanta minuti di Empoli-Samp. Sabato scorso ho partecipato, anche se da "cane sciolto", all'ultima trsferta del Parma a Siena. E inviterei chi parla di spranghe e coltelli a vivere una giornata splendida come quella che ho vissuto sabato scorso seguendo la mia squadra in trasferta. Sì, stupenda; nonostante la mia squadra abbia perso e rischi di retrocedere. Ma queste cose purtroppo "non fanno notizia". Ciao Matteo!
  • 31/03/2008 00:47
    fabio87
    è un articolo vergognoso come vergognosa è stata la pseudo intervista di mediaset ad un pseudo tifoso della juve presente sul pullman...cosi facendo voi fomentate solo odio e ribellione...purtroppo è stato solo un tragico errore..NON si possono mettere sullo stesso piano la morte di Gabriele con quella di Matteo..Gabbo è stato ucciso da un poliziotto quando ormai gli sfottò erano finiti...il povero Mattero invece è morto per una casualità..l'autista che si impaurisce degli sfottò o della presenza dei parmensi,fa retromarcia,sbuca Matteo e il danno è irreparabile...RIPOSA IN PACE ANGELO CROCIATO!!! PER TE E GABBO SARA' SEMPRE VIVO IL VOSTRO RICORDO...IL CUORE ULTRAS NON MUORE MAI!!
  • 31/03/2008 06:57
    Giuseppe
    Sia la morte di questo che quella di Sandri non sono altro che le tragiche (nonchè logiche) conseguenze del clima di violenza che aleggia attorno ad ogni partita di calcio.
  • 31/03/2008 10:40
    Nico
    Le aree di servizio degli autogrill sono zona franca per chiunque si dichiari tifoso. C'è una sorta di impunibilità perchè lo stato (la minuscola è voluta) accetta il ricatto degli ultras: se una persona provoca una rissa in un autogrill o lo sfascia o pretende di non pagare quello che porta via viene arrestato. Ma, magia, se indossa una sciarpa di una squadra di calcio non gli si fa niente (è lo stesso giochino degli incappucciati Black Bloc con kefia e/o falce e martello). Lo stesso se pretende di non pagare il biglietto del treno e di distruggere le carrozze o bloccare i binari. Allo stato attuale TUTTI quelli che vanno allo stadio sono complici degli ultras perchè li legittimano con la loro presenza. Provate a non andare allo stadio per un mese (non mi sembra un gran sacrificio), poi vediamo se lo stato e le società senza gli incassi dei biglietti e con le tribune vuote danno un giro di vite e si decidono a restituire le città ai cittadini ostaggi degli ultras!
  • 31/03/2008 12:07
    fabio87
    x nico: sei fuori di testa!!!!! gli ultras sono sempre le vittime di questo stato e non i carnefici!!! prima di essere ultras siamo cittadini italiani!!! basta con questa distinzione!!! lunga vita agli ultras!!
  • 31/03/2008 12:54
    Giuseppe
    X Fabio87: poveri cuccioli indifesi, adesso salterà fuori ke tutti i casini agli stadi sono stati fatti dai nonni con i bambini al seguito e persone simili!!!! Ma fammi il piacere stai zitto ke è meglio!!!
  • 31/03/2008 14:57
    roberto
    Innanzitutto vorrei esprimere il mio dolore per queste vittime dell'assurdo.Sono stato dirigente di una squadra di serie C e posso testimoniare di azioni assurde determinate della sub cultura di questi "ragazzi",che il calcio alimenta con i suoi riti e le sue assurdità .Ho messo le virgolette a ragazzi perchè la mia generazione dopo i 25 anni,era chiamata ad essere.... solo uomini!Qui mi fermo perchè non vorrei offendere nessuno.
  • 31/03/2008 16:46
    Nico
    Grazie Giuseppe. Per Fabio87: grazie anche a te: la prova vivente di quello che affermo.
  • 01/04/2008 11:40
    Mambus
    Di fronte alla fine di una giovane vita non puo non fare rabbia la stupidità del gesto fatto anche per spavalderia magari!Deve fare rabbia e deve portare a riflettere perché azioni avventate, per quanto leggere, possono avere tragiche conseguenze come questa!
  • 01/04/2008 14:20
    Arcangelo
    D'accordissimo con Nico. Secondo me il calcio (inteso come serie A) in Italia non e` piu` uno sport. Il vero sport e` la partita nel campetto scapoli contro ammogliati. Gli ultras con lo sport non c'entrano nulla. Perche' negli altri sport la gente non si ammazza e nel calcio si`? Aboliamo il calcio
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