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Bush: "Più truppe in Afghanistan"
L'Italia non varia il contingente

Il Presidente americano sollecita i Paesi alleati ad aumentare il numero dei militari inviati in Afghanistan, nel quadro della missione per la stabilizzazione del Paese Commenta
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bush Bucarest, 2 aprile 2008- Il Presidente americano, George W. Bush, sollecita i Paesi alleati ad aumentare il numero dei militari inviati in Afghanistan, nel quadro della missione per la stabilizzazione del Paese Isaf. "Non possiamo permetterci di perdere l'Afghanistan... dobbiamo vincere", ha dichiarato Bush in un intervento a Bucarest, poche ore prima dell'apertura del vertice della Nato. Il Presidente americano ha quindi chiesto ad altri Paesi, oltre a Romania e Francia, già certi di rafforzare i loro contingenti in Afghanistan, di "fare un passo avanti".

 

"Nessuna modifica" dell'entità del contingente italiano in Afghanistan. Alla vigilia del delicato vertice della Nato, che si apre questa sera a Bucarest, il ministro della Difesa Arturo Parisi è stato chiaro. L'Italia sarà tra coloro che non potrà rispondere positivamente alle richieste di George W. Bush su un maggiore impegno numerico e operativo nel paese mediorientale. Questo, però, non significa che non ci saranno novità: da tempo, infatti, è stata messa a punto una riorganizzazione del nostro contingente, che prevede un graduale disimpegno nell'area di Kabul, a partire dal prossimo mese di agosto, per un maggiore concentramento di uomini e mezzi nella regione ovest, a Herat, dove la minaccia talebana continua a farsi sempre più consistente.

 

Il piano è già stato studiato nei dettagli, come ha spiegato di recente il capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il generale Fabrizio Castagnetti. Quando i militari italiani lasceranno il comando della regione di Kabul, nel mese di agosto, nella capitale afgana ci sarà "una presenza italiana ridotta". In termini numerici, secondo quanto si è appreso, si tratterà di circa 400 uomini, un terzo dei 1.200 abituali. I 500 militari inviati con l'assunzione del Regional Capital Command-Kabul, invece, torneranno in Italia alla fine del loro mandato. Una riduzione che ha un unico obiettivo, "potenziare" il Regional Command West a responsabilità italiana, dove il numero dei nostri militari salirà a circa 2.000 dagli attuali 1.300.

 

Ma questa non dovrebbe essere l'unica novità prevista per i nostri militari in Afghanistan. Nonostante la Difesa sia piuttosto abbottonata sull'argomento, al vertice di Bucarest potrebbe arrivare anche l'annuncio sulla formazione di un nuovo Battle Group, di 400-500 uomini, per la maggior parte italiani.
Il progetto sarebbe di creare un piccolo contingente numericamente più cospicuo dell'attuale forza di reazione rapida, già operativa nell'ovest dell'Afghanistan sotto responsabilità italiana. Si tratta di un'unità tattica, a livello di battaglione, richiesta da tempo dai vertici dell'Alleanza, per far fronte alla crescente minaccia talebana. Nessuna decisione, invece, sarebbe stata presa, almeno per il momento, sull'invio di un altro aereo senza pilota Predator e due elicotteri Mangusta.

 

Il trasferimento di questi mezzi nel paese mediorientale, ipotizzato alcune settimane fa, è tutt'altro che certo ed è stato escluso alcune settimane fa dal nuovo capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, il generale Daniele Tei.
Nell'ambito di questa riorganizzazione delle truppe, due restano le certezze. Il numero complessivo dei nostri militari in Afghanistan non cambierà. E Parisi lo ha ribadito ieri con chiarezza: "nessuna modifica dell'entità della nostra presenza potrà avvenire al di là dei termini previsti dal decreto legge n. 8 del 31.01.2008, che regola la partecipazione alle missioni militari. Pertanto, ogni ipotesi di modifica che dovesse intervenire, dovrebbe essere sottoposta alle valutazioni del Parlamento". In secondo luogo, resteranno immutate anche le regole d'ingaggio del nostro contingente. L'Italia continuerà ad occuparsi di sicurezza, ricostruzione, addestramento. Ma non andrà a combattere a sud, come richiesto dagli Stati Uniti a tutti gli alleati.

 
  • 02/04/2008 10:15
    giovanni T.
    anche Bush è ora che se ne vada, se ci fosse stato Al Gore al suo posto non saremmo a questi livelli.
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