Bucarest, 2 aprile 2008 - Il vertice della Nato in corso a Bucarest ha accolto la richiesta del Canada di inviare un migliaio di effettivi in rinforzo alle truppe dell'Alleanza già impegnate nell'Afghanistan meridionale: lo ha annunciato il portavoce della Nato, James Appathurai.
Appathurai ha spiegato in particolare che la Francia invierà un battaglione di fanteria (circa 800 effettivi) nelle provincie orientali dell'Afghanistan, il che libererà un analogo numero di forze statunitensi da spostare nelle provincie meridionali, dove più forte è la presenza della guerriglia talebana.
Il portavoce ha sottolineato come la decisione permetta di rispettare le condizioni poste dal Canada per la proroga della propria missione, ovvero quella di ottenere rinforzi per almeno un migliaio di effettivi: cifra che, secondo Appathurai, è stata già raggiunta al termine della prima giornata di lavori del vertice.
NATO/ FRANCIA INVIERA' BATTAGLIONE IN EST AFGHANISTAN
La Francia invierà un battaglione supplementare nelle provincie orientali dell'Afghanistan: lo ha annuciato il portavoce della Nato, James Appathurai, al termine della prima giornata del vertice dei Capi di Stato e di governo dell'Alleanza, in corso a Bucarest.
Si tratta di una forza di circa 800 effettivi, che verrebbe impiegata in una zona dove la minaccia rappresentata dalla guerriglia talebana è minore che non nelle provincie meridionali.
La decisione del presidente Nicolas Sarkozy di inviare dei rinforzi in Afghanistan, seppure in linea con le richieste del comando della Nato, non ha mancato di sollevare polemiche sia in campo conservatore che nell'opposizione socialista, che non hanno affatto gradito il modo in cui l'Eliseo e il governo hanno gestito la vicenda.
Sarkozy aveva acconsentito a un dibattito parlamentare ma senza che la mozione venisse sottoposta a un voto: e alla prova dei fatti, il dibattito non c'è stato tanto che il partito socialista ha deciso di presentare una mozione di sfiducia non tanto nella speranza di una caduta dell'esecutivo, per la quale non ha certo i numeri, quanto perché il Parlamento possa discutere "sulla politica dell'esecutivo e su quella del Presidente", come ha spiegato ieri il Segretario del Ps, Francois Hollande.
Il premier Francois Fillon da parte sua aveva tenuto un breve intervento davanti all'Assemblea Nazionale nel quale era rimasto estremamente nel vago, sia per quel che riguardava l'entità dei rinforzi ("qualche centinaio" di effettivi) sia soprattutto per quel che concerneva le regole di ingaggio, che "verranno decise in un secondo momento".
Ora proprio questo è il nodo del contendere: il comando Nato ha messo in chiaro di non aver bisogno tanto di truppe dedicate a compiti di sicurezza o ricostruzione - se non nella misura in cui queste permetterebbero di liberare truppe statunitensi o britanniche impegnate in missioni analoghe - quanto di forze combattenti da utilizzare nelle regioni meridionali, dove più forte è la presenza talebana: in una parola, ha chiesto agli alleati europei di revocare i "caveat" che rendono possibile l'impiego dei contingenti solo in zone non di prima linea.
Al momento la Francia sembra l'unico Paese in grado di garantire quelle risorse belliche aggiuntive che la Nato ritiene necessarie per il successo nella missione, seppure avrebbe optato appunto per una soluzione di compromesso, truppe che consentano l'utilizzo altrove di forze statunitensi. Gli elettori francesi non sono tuttavia affatto favorevoli a una tale iniziativa, almeno secondo i sondaggi: il 68% si dichiara infatti contrario all'invio di nuove truppe.
"IMPROBABILE" OK VERTICE A CANDIDATURA GEORGIA E UCRAINA
E' "improbabile" che il vertice della Nato in corso a Bucarest dia il via libera per la candidatura ufficiale di Ucraina e Georgia come Paesi membri dell'Alleanza: lo ha annunciato in conferenza stampa il portavoce della Nato, James Appathurai.
A quanto reso noto dal portavoce, ad essere contrari sono soprattutto Francia e Germania, nonostante l'insistenza degli Stati uniti per una rapida adesione.
Lo stesso ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, aveva spiegato in conferenza stampa che i Paesi membri restano divisi sull'assegnazione ad Ucraina e Georgia dello status di candidati ufficiali all'adesione: "Vi sono dei Paesi che vorrebbero accordare immediatamente" a Kiev e a Tbilisi "il Piano di azione in vista dell'adesione (Map) e altri che sostengono come non sia ancora il momento".
Al contrario, esiste invece un consenso sul "rafforzamento del principio della porta aperta" a nuove adesioni, ha aggiunto Moratinos: "Esiste una prospettiva di allargamento possibile per Geprgia e Ucraina, ma il momento e la maniera sono oggetto di dibattito". Norvegia, Spagna e altri Paesi lavorano a un consenso su tale base, ha concluso Moratinos, lasciando intendere come i Paesi membri siano alla ricerca di una soluzione di compromesso.
DA VERTICE BUCAREST OK A CANDIDATURA ALBANIA E CROAZIA
I paesi della Nato si sono accordati questa sera per invitare l'Albania e la Croazia ad aderire all'Alleanza atlantica: lo ha dichiarato il portavoce della Nato, James Appathurai.
"Possiamo dire, senza il rischio di sbagliare, che c'è un consenso sull'invito di due dei tre paesi" candidati ad aprire i negoziati all'adesione, ha dichiarato il portavoce della Nato, al termine di una cena dei capi di Stato e di governo dei 26 paesi membri dell'Alleanza atlantica in apertura del summit, che durerà tre giorni a Bucarest.
"L'unanimità è così stata raggiunta in seno all'Alleanza sul fatto che il terzo paese, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, dovrà non appena possibile vedersi offrire la possibilità di cominciare i negoziati di adesione", ha precisato Appathurai.
Citando così i paesi momentaneamente bocciati, il portavoce ha implicitamente confermato che gli altri due paesi balcanici candidati e ritenuti adeguati ad aderire, la Croazia e l'Albania, sono stati ammessi a entrare nella Nato, e diventeranno il 27esimo e 28esimo Stato membro.
La Grecia a inizio serata ha confermato l'intenzione di apporre il suo veto all'adesione della Macedonia a causa della vecchia controversia con Skopje sul nome dell'ex Repubblica jugoslava, che - secondo Atente - appartiene al suo patrimonio storico-culturale.
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