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LA CASSAZIONE

A letto col marito per evitare scenate:
lui è colpevole di violenza sessuale

Confermata la pena di un anno e  tre mesi di carcere al marito che, sotto la minaccia di scenate violente davanti ai figli, pretendeva di avere rapporti sessuali con la moglie Commenta

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cassazione Roma, 3 aprile 2008 - Rischia una condanna per violenza sessuale il marito che, sotto la minaccia di scenate e discussioni violente davanti ai figli, pretende di avere rapporti sessuali con la moglie che, invece, non lo ama più e acconsente alle sue voglie solo per evitare discussioni violente in casa.


E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 13983 di oggi, ha confermato la condanna a un anno e tre mesi di reclusione nei confronti di un uomo che costringeva la moglie ad avere rapporti sessuali con lui sotto la minaccia di discussioni violente davanti a tutta la famiglia. Il tribunale di Messina a gennaio del 2003 aveva pronunciato il primo verdetto di condanna, poi confermato a dicembre del 2006 dalla Corte di appello siciliana.


Lui, contro la decisione di secondo grado ha fatto ricorso in Cassazione, ma ha perso di nuovo: la III Sezione penale ha infatti ritenuto corretta la decisione presa dai colleghi di merito e ha precisato che tale collegio "evidenzia come dalle dichiarazioni della donna sia risultato evidente che ogni volta che la stessa si era rifiutata di avere rapporti con il marito, costui aveva reagito in maniera violenta, fino ad aggredirla. Insomma, lei aveva subito le voglie di lui, solo per evitare ai figli di assistere a scenate poco edificanti".

 

Secondo il collegio di legittimità, quindi, "in tema di reati contro la libertà sessuale, nei rapporti di coppia di tipo coniugale, non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, potendosi configurare nella specie un costringimento fisico-psichico idoneo a incidere sulla libertà di autodeterminazione, quando è provato che l'autore per le violenze e minacce precedenti aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali".

 

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