Roma, 4 aprile 2008 - Giro di vite delle autorità di Harare sulla stampa straniera presente nella capitale: la polizia, che ha scatenato un'operazione per controllare gli accrediti dei giornalisti presenti nello Zimbabwe, ha arrestato due reporter. Uno è Barry Bearak, il cronista del 'New York Times' che anche oggi aveva pubblicato sul quotidiano statunitense un lungo reportage sul dopo-voto.
Una persona che ha risposto alla reception dell'albergo ha riferito che nella hall sono entrati una trentina tra agenti di sicurezza e paramilitari in assetto anti-sommossa, i quali hanno cominciato a fare domande sui giornalisti presenti. "Non posso parlare", ha poi aggiunto, "la polizia è ancora qui".
Secondo un testimone presente sul luogo, la situazione è molto tesa e si vivono ore di tensione.
Centinaia di giornalisti avevano chiesto di essere accreditati per seguire le elezioni di sabato scorso (accredito che, tra l'altro, costava l'equivalente di 2.000 dollari), ma il governo di Harare ha rifiutato l'entrata nel Paese alla gran parte. Molti dunque si sono introdotti come turisti e stanno dunque informando il mondo su quanto accade ad Harare, senza il permesso del governo. Nelle elezioni parlamentari del 2005, due giornalisti britannici furono arrestati proprio perchè esercitavano la professione senza l'accredito e furono rimessi in libertà diversi giorni più tardi, dopo aver pagato una multa.
Lo Zimbabwe ancora attende il risultato delle presidenziali. Robert Mugabe, dopo aver tuonato per anni contro i suoi detrattori, in patria e all'estero, sembra essere sparito dalla circolazione. Contrariamente a quelle che sono sempre state le sue abitudini, non ha reagito all'annuncio dei risultati ufficiali definitivi delle elezioni di sabato scorso per il rinnovo della Camera Bassa. Per la prima volta in 28 anni di potere ininterrotti, il suo partito, la Zanu-Pf, l'Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe-Fronte Patriottico ha perso la maggioranza: 97 seggi contro i 99 conquistati dalla principale forza di opposizione: l'Mdc, il Movimento per il Cambiamento Democratico di Morgan Tsvangirai. In assenza del risultato delle presidenziali, il governo di Harare ha fatto sapere però di esser pronto al ballottaggio.
Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud del Paese. In difficoltà una petroliera al largo dell'isola di Wight. Chiuso il porto di Dover.