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IL COMMENTO

Il campionato d'Europa per rilanciare il calcio

        
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NEGLI ULTIMI dieci anni il calcio è cambiato a un ritmo travolgente come forse non aveva fatto nel suo primo secolo di vita. Solo il pallone resta rotondo, ma non fateci caso: è diverso nella struttura interna e nei materiali. Amplificato e vivisezionato dagli schermi televisivi, rilanciato in ogni angolo più sperduto del mondo, il calcio è ormai un fenomeno veramente globale. Anche il pubblico si è evoluto, capisce molto meglio il gioco dal punto di vista tattico, è in grado di valutare le qualità dei giocatori, ha imparato ad apprezzare le gare in tutto il loro valore tecnico, atletico ed estetico. C’è sicuramente più scienza e forse meno partecipazione emotiva.

 

Insomma, gli amanti del calcio in poco tempo sono diventati di bocca buona. Un passaggio obbligato, un’evoluzione. Non a caso a vedere le partite dei semiprofessionisti dove fino a pochi anni fa c’erano migliaia di persone, oggi non si va oltre parenti e amici. Chi vede il meglio, chi apprezza un gioco di alto livello e lo può seguire tutti i giorni, a qualsiasi ora del giorno in televisione, fa fatica a trovare coinvolgimento di fronte a prestazioni più scadenti. Un po’ come quelli che dopo aver ascoltato i Beatles non vanno più a sentire i Cugini di Campagna. Il fenomeno si sta allargando anche alla nostra serie A.

 

Il massiccio calo degli spettatori negli stadi (quasi in 50 % in meno in vent’anni) è dovuto alle strutture fatiscenti, a dirigenti incapaci, agli scandali e alla violenza, ma anche al progressivo scadimento tecnico. Venti squadre in A e 22 in B sono un’esagerazione, spesso le partite sono impresentabili. Il confronto diventa ancora più impietoso quando sugli schermi passano le gare delle coppe europee. L’ultimo turno di Champions senza Inter e Milan ha consentito di guardare con distacco delle gare di grande spessore apprezzando oltre ai gesti tecnici anche il fair play del pubblico e dei giocatori.

 

Non è stato da meno il PSV contro la Fiorentina in Uefa. C’è un’aria diversa in queste partite, in questi stadi: in campo, sugli spalti e fuori. E’ arrivato il momento di abbattere le ultime barriere culturali, i tifosi sono pronti per un vero e proprio campionato Europeo capace di mettere costantemente a confronto tutte le scuole calcistiche e il modo diverso di intendere il gioco del pallone. Stop a Champions e all’inutile Uefa, 64 squadre con 32 teste di serie e scontri diretti possono dar vita a un grande, spettacolare Campionato Europeo. Un modo per stimolare e rivitalizzare anche i campionati nazionali che diventerebbero uno stimolante trampolino allargato verso la vera elite del calcio

di Enzo Bucchioni

 

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