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IL COMMENTO

L’importanza di essere credibili

Il brivido della scheda, l’ultimo e l’unico di una campagna elettorale strana: quattro giorni fa il nostro giornale, per primo, aveva denunciato il rischio di confusione tra i simboli dei partiti... di Pieluigi Masini
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Pierluigi Masini IL BRIVIDO della scheda, l’ultimo e l’unico di una campagna elettorale strana: quattro giorni fa il nostro giornale, per primo, aveva denunciato il rischio di confusione tra i simboli dei partiti. Tra otto giorni sapremo chi e con quali numeri ci governerà, vista la situazione di instabilità vissuta al Senato dal governo Prodi, dal maggio 2006 al 24 gennaio di quest’anno. Perché ci appare strana, e anche un po’ stanca, questa campagna elettorale al rush finale?

Facciamo un passo indietro. La sfida sembrava partita bene, con poche urla e attenzione alle cose concrete per recuperare il distacco della politica della gente. Una competizione partita senza demonizzazioni e con due novità: programmi di pochissimi punti contro la crescente disaffezione per la classe politica, vista sempre più come una «casta» di privilegiati decisi a mantenere il proprio status e, secondo aspetto, l’emergere di due grandi quasi-partiti (Pd e Pdl), alleati con Di Pietro e Lega; la scelta dell’Udc di correre da sola; la scomparsa di Mastella, l’uomo che aveva fatto cadere Prodi; la formazione di una Destra e di una Sinistra in ruoli definiti. Infine, il desiderio di superare il clima da Paese dilaniato per porre mano alle questioni fondamentali, tipo debito pubblico e stime Pil in crescente ribasso rispetto a Eurolandia. E poi il nodo del carovita, del potere reale d’acquisto delle famiglie rosicchiato dalla crescente inflazione.

Tutto ciò è avvenuto con una legge elettorale che per la seconda volta ci ha negato la scelta diretta sui parlamentari: niente più collegi uninominali e, come già due anni fa, niente preferenze ma liste di candidati decisi a tavolino dai partiti. Con buona approssimazione, questo significa che sappiamo da quasi un mese quali candidati saranno sicuramente eletti, regione per regione.
Tra otto giorni sarà chiaro, chiunque avrà vinto, che occorre inaugurare una stagione di ricostruzione, non solo con le riforme ma con la credibilità sul piano internazionale. E a quel punto sarà evidente che per attuare i programmi, concisi che siano, servono risorse economiche e risposte anche impopolari. Ma credibili.

DI Pierluigi Masini

 

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