CONOSCENDO il suo attaccamento alla Juve, è facile pensare che Alessandro Del Piero ieri sera a Palermo abbia vissuto un’emozione grande, come la classe che lo contraddistingue. Il Capitano ha giocato la partita n. 553 in bianconero, record storico assoluto, una in più di Gaetano Scirea. L’accostamento non è casuale. Se c’è un campione al quale Del Piero può essere avvicinato, è sicuramente il Simbolo che l’ha preceduto. Se mai poteva esserci un suo erede, è certamente l’ex ragazzo di San Vendemiano.
Dentro questa Juve terza in classifica, nonostante la cocente delusione di Palermo (e nonostante la doppietta di Alex: 233 gol per la Juve, un altro primato. Ma avete visto che palo ha preso su punizione?), c’è lo spirito e c’è il carisma di un giocatore che a trentatré anni non ha perso il gusto della sfida. Prima di tutto con se stesso.
Ha osservato Enzo Bearzot a proposito di uno degli Eroi di Madrid: «Se mai c’è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia, era Gaetano Scirea, grandissimo calciatore e grandissima persona ». Se la Juve è tornata all’onor del mondo dopo Calciopoli, lo deve anche a Del Piero, grandissimo giocatore e grandissima persona. Che non se n’è andato. Che ha giocato in serie B, della quale è pure stato il capocannoniere con 21 gol. Che ha trovato in Buffon l’altro pilastro della ricostruzione. Che ha convinto Trezeguet a fare retromarcia e a rimanere, come Nedved, perchè la spina dorsale juventina fosse compiuta.
Questa è la migliore stagione di Del Piero da dieci anni a oggi: ricordate il terribile infortunio dell’8 novembre 1998 a Udine, quando sembrò che la carriera di Alex fosse finita? Quante rivincite si è preso il trevigiano. Anche in Nazionale, con la quale è diventato campione del mondo. Nutriamo il massimo rispetto per il lavoro di Donadoni, la cui fatica è resa ancora più meritoria dal grottesco atteggiamento di una federazione che, anzichè aiutarlo verso gli Europei, manco gli ha rinnovato il contratto. Non sappiamo se il ct abbia già deciso. Sappiamo che, oggi più di ieri, Del Piero merita di andare agli Europei.
A due mesi esatti dall’inizio del torneo (Austria-Svizzera, 7-29 giugno), il capitano della Juve legittima la sua candidatura con un rendimento eccezionale. E non è soltanto una questione di gol. Come la Juve, anche la Nazionale ha bisogno di un fuoriclasse di questa caratura. Fra l’altro, Del Piero non accampa pretese di maglia titolare: è pronto a fare la sua parte quando il ct glielo chiederà. E’ già successo in Germania. E sappiamo com’è andata a finire.
di XAVIER JACOBELLI
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