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GIALLO A GENOVA

Colpo d'arma da fuoco alla testa
undicenne in fin di vita all'ospedale

Il piccolo ha riportato le lesioni all'interno dell'abitazione dove viveva con i genitori ed un fratello. "Secondo i primi accertamenti, il colpo di pistola sarebbe stato esploso dal bambino accidentalmente" ha spiegato il Comandante del Gruppo Carabineri
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Sanità Genova, 8 aprile 2008  -  Un bambino di 11 anni è ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale Gaslini per un colpo di pistola che lo ha colpito alla testa. Tutto è cominciato nella tarda serata di ieri quando la madre, insieme con l'altro figlio, è tornata nella sua casa di via Gibilrossa, nel quartiere di Levante di Quarto.

 

Ha trovato il figlio nella sua camera in una pozza di sangue con una profonda ferita alla testa causata da un colpo d'arma da fuoco. Vicino al corpo una pistola appartenente al padre del bambino. Subito dopo è stato ricoverato all'ospedale Gaslini di Genova dove nella notte ha subito un complesso intervento chirurgico, le sue condizioni sono disperate.

 

Sull'episodio stanno indagando i Carabinieri. Al momento non si sa ancora se il colpo di pistola sia partito accidentalmente o sia nato da un gesto volontario del bambino.

 

 

"Secondo quanto abbiamo potuto ricostruire, sulla base delle testimonianze raccolte, il bambino era in casa da solo. Il fratello più piccolo era fuori con la madre che, rientrata a casa, ha trovato il figlio maggiore a terra nel sangue con a fianco la pistola, un vecchio residuato bellico".

È il Comandante del Gruppo Carabineri, il Tenente Colonnello Marco Lorenzoni a parlare con i giornalisti rendendo nota una prima ipotesi ufficiale di quanto accaduto ieri sera in un appartamento di Genova-Quarto dove un bambino di 12 anni (e non di 11 anni come detto in precedenza) ha riportato una ferita da arma da fuoco alla testa.

"Secondo i primi accertamenti, il colpo di pistola sarebbe stato esploso dal bambino accidentalmente", ha spiegato Lorenzoni. Il bambino si trova adesso ricoverato in coma farmacologico presso l'ospedale Gaslini. "L'arma - ha spiegato il comandante del Gruppo Carabineri - era custodita in un cassetto che, secondo quanto riferito dal padre del bambino, era chiuso a chiave. Resta il fatto che comunque un corto circuito deve essersi verificato dal momento che il bambino è riuscito ad arrivarci e a prenderla. Stiamo cercando di sentire ancora i genitori, che si trovano al Gaslini accanto al piccolo. Come si può immaginare, la situazione è terribile e molto delicata".

 

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