MILANO, 8 aprile 2008 - Ottavio Cinquanta, membro italiano del CIO, ospite d’eccezione, dopo Mennea, al master in “Management e gestione dello sport”, spiega e approfondisce le problematica inerenti alle Olimpiadi a partire dal famoso ‘Boicottiamo i giochi’, diventato per alcuni uno slogan, più che una protesta.
Il numero uno dello sport in Italia, come lo definisce il coordinatore del master Franco Ascani, risponde a quesiti e provocazioni senza la possibilità di avvalersi del rinomato e famoso no comment.
A proposito delle Olimpiadi di Pechino, volevamo conoscere un suo parere sul problema del boicottaggio, di cui si sente spesso parlare in questo periodo
“Io sono contro il boicottaggio perché serve a poco. Inoltre mi piacerebbe dire al signor Sarkozy: senta, se lei non viene a Pechino, io non mi metto a piangere di sicuro, ma secondo lei la più ricca esportatrice di profumi sua connazionale, smetterebbe di commerciare con la Cina per boicottare le Olimpiadi?”
Essendo a conoscenza dei problemi di questa nazione perché avete dato i giochi proprio alla Cina?
“Io ricordo che nel 2001 ho votato e accanto a me c’era un membro cinese, che mi disse che c’era bisogno dei Giochi Olimpici in Cina per aprire il dialogo tra quel Paese e il resto del mondo. Quindi io ho votato a favore di Pechino”.
Sul problema dei diritti umani, come si comporta il CIO?
“Il problema dovrebbe essere posto sul tavolo dei Governi, dei Paesi. E’ lo sport a dover risolvere il problema del Tibet con la Cina? Quando noi abbiamo assegnato le Olimpiadi con una votazione a scrutinio segreto, ha vinto Pechino. I cinesi hanno speso miliardi di dollari, osannati in tutto il mondo per aver fatto le cose benissimo, fino a tre giorni fa. Poi scoppia la grana, che si basa su fatti molto seri, sui diritti umani, ma perché l’anno scorso tutti tacevano?”
Il CIO non ha mai pensato di boicottare le Olimpiadi?
“L’unico boicottaggio che noi potremmo fare è dire ‘non si fanno i Giochi’. Ma provi a immaginare: convochiamo un congresso straordinario, si vota, Pechino perde i giochi, niente Olimpiadi. Io le garantisco che in quarantotto ore lo sport mondiale, per effetto delle cause in tribunale che verrebbero intentate da tutti, salta per aria. Perché ci sono delle federazioni che vivono e sopravvivono solo con le Olimpiadi”.
Pietro Mennea, in un’intervista rilasciata a ‘Quotidiano.net’, affermò: “No, non boicotterei le Olimpiadi di Pechino, semplicemente non le avrei date alla Cina, nel senso che avrei aspettato ancora qualche anno, magari le prossime”. Lei cosa dice?
“Mennea grande amico, grandissimo atleta, ma meglio che stia zitto, perché uno che dice di non voler dare i giochi alla Cina, quando li ha vinti lui a Mosca... Mennea è una persona intelligente, con ottimi successi in campo anche universitario, però la sua dichiarazione, che io ho letto, non è degna di un uomo che ha vissuto di sport, cioè non è pratica”.
Lei voterebbe ancora in favore della Cina?
“Io oggi porrei delle condizioni, come membro dell’esecutivo vorrei delle garanzie dal governo cinese”.
di Alessandra Portesani
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