Roma, 10 aprile 2008 - Da 'Affari italiani':
Robert Dziekanski. Qualcuno ricorderà questo nome. Era il 14 ottobre 2007 e questo cittadino polacco di 40 anni veniva ammazzato all’aeroporto di Vancouver da una scarica elettrica sparata dai taser in dotazione degli agenti di sicurezza. Il video ha fatto il giro del mondo.
Per qualche giorno si tornò a parlare dei rischi del taser. Una pistola elettrica in dotazione alle forze di polizia nordamericane, capace di scaricare fino a 50.000 volt a una distanza di oltre dieci metri. Un’arma che secondo un rapporto di Amnesty International ha già causato 16 morti in Canada e addirittura 280 negli Usa, dal 2001 ad oggi. Dati di cui non ha tenuto conto il parlamento svizzero, che nei giorni scorsi ha approvato l’utilizzo del taser nelle deportazioni degli immigrati. Il taser sarà utilizzato soltanto in casi eccezionali, insieme a manette e cani, per bloccare chi rifiuta il rimpatrio.
A settembre era stata la Spagna di Zapatero a far discutere, prevedendo l’utilizzo delle camicie di forza per l’ espulsione degli immigrati. Misure previste soltanto in casi di eccezionale resistenza, come quello che portò alla morte di Osamuyia Aikpitanhi il 9 giugno 2007. Aveva 23 anni, dopo una colluttazione con la polizia spagnola sull’aereo di linea su cui doveva essere rimpatriato in Nigeria, venne imbavagliato con uno straccio che lo soffocò pochi minuti dopo. Incidenti che ritornano sempre più spesso lungo la frontiera.
Più recentemente a Ceuta, una delle due enclave spagnole in Marocco. Tentavano di raggiungere Ceuta a nuoto. Uno di loro morì annegato. Era il 26 settembre 2007. Sei mesi dopo, la verità inizia ad emergere. Quella notte una motovedetta della Guardia Civil intercettò in mare tre uomini e una donna che dalla costa marocchina nuotavano verso Ceuta. I tre agenti li presero a bordo e li riportarono verso la costa marocchina. Quindi li buttarono in acqua, bucando i salvagente che avevano con un coltello, per assicurarsi che non potessero ritentare la traversata.
Laucling Sonko, classe 1979, senegalese, non sapeva nuotare. Ed è morto sotto i loro occhi. Oggi è sepolto nel cimitero di Santa Catalina, a Ceuta. La sorella e il cognato lo aspettavano a Vícar, in provincia di Almería. Adesso chiedono giustizia. La Comisión Española de Ayuda al Refugiado (Cear) ha sporto denuncia. Il procuratore generale di Ceuta ha aperto un'indagine. I tre agenti rischiano l’accusa di omicidio.
Secondo le testimonianze dei sopravvissuti infatti la vittima “cominciò a chiedere aiuto dicendo che non sapeva nuotare”. Ma gli agenti in tutta risposta “lo prendevano in giro e se la ridevano”. Quando si accorsero che stava annegando era troppo tardi. Uno di loro si tuffò in mare per salvarlo. Tentarono di rianimarlo, ma ormai non c’era più niente da fare.
Pamela Anderson col figlio Brandon Thomas Lee prima della partita di basket Nba tra Charlotte Bobcats e Lakers al Staples Center di Los Angeles. Ma l'ex bagnina protegge il piccolo dai fotografi o dalla vista delle majorette?