Firenze, 11 aprile 2008 - Uno. Ce ne fosse almeno uno, nel ricco e dorato mondo degli aspiranti olimpionici italiani, che dica una parola per il Tibet, contro l'oppressione del regime cinese, contro le persecuzioni, contro gli arresti, contro il genocidio culturale di un popolo. Macchè.
Sono giorni e giorni che canoisti, tuffatori e altri noti sportivi ci ammanniscono dichiarazioni sterilizzate dal politicamente corretto e dlala paura fottuta di non andare a Pechino ("Lo sport non c'entra con la politica". "Il problema bisognava porselo quando le Olimpiadi sono state assegnate ai cinesi". "Gli atleti hanno lavorato per quattro anni e ora non si può mandare tutto in fumo").
Per carità di patria vi risparmiamo i nomi e i cognomi dei Ponzio Pilato che il Coni di Petrucci si accinge a benedire perchè dall'8 agosto facciano incetta di medaglie, infischiandosene del Tibet. Per questi campioni dell'ipocrisia, mai come stavolta l'importante è partecipare. Ma la faccia l'hanno già persa.
di Xavier Jacobelli
Pamela Anderson col figlio Brandon Thomas Lee prima della partita di basket Nba tra Charlotte Bobcats e Lakers al Staples Center di Los Angeles. Ma l'ex bagnina protegge il piccolo dai fotografi o dalla vista delle majorette?