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L'INTERVISTA

Piepoli: "Male le regioni rosse
E' il Pd a essere penalizzato"

La prima analisi del sondaggista che oggi curerà gli exit poll e le proiezioni per Ray e Sky. "Ha pesato il clima di distacco dalla politica, la scomparsa dei simboli stotici spiazza gli elettori"
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elezioni 2008 ROMA, 14 aprile 2008 - "I DATI sull’affluenza indicano la prevista conferma del trend globale di crescita dell’astensionismo, visto che se l’affluenza alle 19 registrava un calo del 3.3%, scenderà ancora e raggiungerà valori tra il 5 e il 6% in meno rispetto alla tornata precedente. E’ il frutto della crescente disaffezione verso la politica; é l’effetto della sparizione di "marchi" come i Ds o An o Rifondazione o Verdi, che per alcuni elettori "duri e puri" è inaccettabile e si tradurrà in non voto....".

 
Nicola Piepoli, il presidente dell’istituto demoscopico Consortium che oggi effettuerà exit poll e proiezioni per Rai e Sky, legge con attenzione i dati che vengono dal Viminale. E ne interpreta i segnali.


Perchè l’astensionismo rischia di colpire di più i partiti "a forte identità"?

"Guardiamo i dati di certe città. Genova o Torino, ad esempio. Mentre in Piemonte la riduzione è del 4,6% circa, nel capoluogo regionale è del 5.8%. E Torino storicamente vota più a sinistra del resto della regione. Stesso discorso per Genova. Qui la riduzione a livello regionale è del 5,9%, ma a Genova è del 7,7%. Di contro in Sicilia, che alle ultime politiche ha visto prevalere il Polo, il calo è solo del 2,7%. E in Lombardia il calo è "solo" del 2.9% mentre in Emilia Romagna è quasi del 4%. Se uno sa leggere...".


Che indicazioni ne trae?

"Primo, la gente non ama andare a votare due volte un due anni. E la crescita dell’antipolitica è stata accentuata in questi anni da libri come quello di Stella e Rizzo o dal movimento di Grillo: era chiaro che qualche traccia l’avrebbe lasciata anche nelle urne".

 
Secondo?

"Secondo, certi elettori molto, molto legati all’identità di un partito, in tempi di grandi aggregazioni si sentono disorientati, traditi e rimangono a casa. E’ così per i comunisti veri, che non trovano più la falce e martello sul loro simbolo e finisce che vanno al mare, è così per gli elettori della Margherita che non vogliono essere annacquati nel Pd, per i radicali che non vogliono votare per un partito con teodem, per i diessini che non accettano di votare ex democristiani, per gli elettori di An che trovano la fiamma su un altro simbolo e magari non vogliono votare per Storace, per quelli di Forza Italia che non gradiscono un partito unico con An. Ci sono molte motivazioni, oltre l’antipolitica, per aumentare l’astensionismo: c’è l’appartenenza ad una storia".

 
Tutti delusi allo stesso modo?

"No. Il terzo e più importare fattore che emerge è il fatto che se la percentuale dei votanti cala di più in certe regioni e in certe città e non in altre, conta anche una delusione di una parte politica per quanto si è percepito che ha fatto o non ha fatto l’ultimo governo".

 
L’aumento dell’astensionismo altererà in qualche modo gli exit poll e le proiezioni?

"No, perché questo fenomeno era stato previsto. Gli exit poll, che sono delle interviste effettuate sui votanti all’uscita dal seggio, ci diranno grossomodo chi ha vinto: il primo lo diffonderemo alle 15, il secondo alle 15.50. Le proiezioni, che noi faremo di 1000 sezioni scelte su 1600 sulla base di un "cluster" bilanciato composto da sezioni che storicamente votano a sinistra, che storicamente votano a destra, che storicamente votano al centro o che storicamente sono "ballerine" ci dirà di quanto. Le prime saranno pronte alle 16 e poi verranno aggiornate ogni mezz’ora".


Nelle ultime elezioni gli exit poll e le proiezioni non avevano dato una gran prova di precisione.

«Non avendoli fatti io, non ne rispondo...».

 



a.farr.










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