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IL COMMENTO

Crisi di rigetto

La diminuzione dei votanti accresce l'incertezza. Berlusconi si gioca la partita della vita, per il suo antagonista, Veltroni, si tratta di stabilizzare la novità del partito riformista
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Franco cangini LA DIMINUZIONE dei votanti accresce l’incertezza. Le previsioni dei partiti debbono fare i conti con il segno lasciato nell’afflusso alle urne dalla reazione di rigetto verso la politica. Conti difficili da fare. Soprattutto a sinistra, dove la disaffezione dell’elettorato accresce i timori per lo sconcerto suscitato dall’operazione d’immagine che ha portato alla nascita del Partito democratico, col ribaltamento delle tradizionali alleanze. Insieme con i fattori d’incertezza, cresce la suspense per la distribuzione dei seggi al Senato, soggetta alle sorprese della distribuzione su base regionale del premio di maggioranza.


L’astensionismo in crescita incide di meno sulle aspettative rosee del centrodestra, lascito dei sondaggi. Ma l’incognita del Senato lascia comunque aperta la possibilità di una severa verifica, alla prova dei fatti, delle buone intenzioni proclamate da entrambe le parti in campagna elettorale («Chi vince, anche per un seggio, governa»).


Nessuno è così ingenuo da prendere alla lettera le cose dette in campagna elettorale. Chiaro che non si può chiedere consenso per governare e tenersi aperta l’uscita di sicurezza delle larghe intese. Cioè di una gestione condominiale del potere. Ma necessità costringe. La difficoltà delle famiglie, prese nella tenaglia tra rialzo dei prezzi e basse retribuzioni, accoppiata con la condizione d’ingovernabilità del sistema Italia, rivelata al mondo dalle piramidi di spazzatura in Campania, rende realistica la raffigurazione di un Paese in declino. Se il Paese marcia verso l’abisso, nessun partito può esimersi dal dovere di dare una mano per evitare che ci caschi dentro.

 
L’allarme per il destino comune, dimensiona l’interesse per il destino particolare dei duellanti. Berlusconi si gioca la partita della vita. Il ritorno, per la terza volta, a Palazzo Chigi, gli addosserebbe un fardello di alte ambizioni, nell’età in cui si opera per lasciare un segno durevole del proprio passaggio. Difficile che gli sia data un’altra opportunità.

Per il suo antagonista, Walter Veltroni, si tratta di stabilizzare la novità del partito riformista «a vocazione maggioritaria», affinché non sia ridotta a transitorio espediente per far dimenticare l’infelice esperienza di governo. La sinistra-sinistra di Bertinotti fa assegnamento sulla reversibilità dell’esperimento riformista per rientrare nel circuito delle collaborazioni di governo. Anche per l’Unione di centro di Casini la posta in gioco è la sopravvivenza, legata allo smantellamento del progetto di un sistema politico bipartitico. Non vi sarebbe stata renitenza al voto, se se ne fosse percepita l’importanza.










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