Tibet. Post it di cinque lettere per Silvio Berlusconi, da leggere se possibile non appena rimette piede a Palazzo Chigi. Ci rendiamo perfettamente conto che in questi giorni il Cavaliere ha un milione di cose da fare. Ma al popolo del Dalai Lama che lotta per la libertà basterebbe una parola, un gesto, un segnale di attenzione del nuovo Presidente del Consiglio per dire chiaro e forte al mondo: l'Italia sta con il Tibet che il regime comunista cinese opprime da cinquant'anni e che intende opprimere ancora di più, a mano a mano si avvicina l'8 agosto, giorno d'inizio dei Giochi di Pechino 2008.
Conosciamo molto bene il ritornello degli affari che non si possono non fare con la Cina, degli interessi economico-finanziari che legano il nostro Paese alla Cina, dello strapotere della Cina nei rapporti di forza internazionali. Ma, vivaddio, la nostra è ancora una nazione dove ci si può battere anche per la libertà degli altri popoli. In questi anni abbiamo contato troppi conigli, di qualunque colore politico, agitarsi nel Palazzo e scappare ogniqualvolta sentivano parlare di Tibet, Dalai Lama, persecuzione cinese, genocidio culturale della gente.
Se Berlusconi intende imprimere una svolta anche in politica estera, la questione tibetana è fatta apposta per misurarne la volontà di cambiamento. Magari cominciando a ricevere il Dalai Lama a Palazzo Chigi, come non ha fatto la penultima volta che è stato premier e come, naturalmente non ha fatto Prodi.Magari cominciando a disertare la cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi dove, invece, intende andare George Bush, grande amico di Cavaliere. Ma si sa come si dice: dagli amici ci guardio Iddio.
di Xavier Jacobelli
Pamela Anderson col figlio Brandon Thomas Lee prima della partita di basket Nba tra Charlotte Bobcats e Lakers al Staples Center di Los Angeles. Ma l'ex bagnina protegge il piccolo dai fotografi o dalla vista delle majorette?