DICE il proverbio: «Devi chiedere la luna, se vuoi avere un piatto di crauti». Veltroni lo applica alla lettera. L’insistenza per strappare a Berlusconi la benevola concessione della presidenza di una delle due Camere, si spiega con la speranza di convincerlo a lasciargli almeno il posto di commissario europeo sgombrato da Frattini. Speranza non infondata, dati i precedenti: l’altra volta, Berlusconi fu sul punto di designare Napolitano, anche se ripiegò sulla Bonino. Nulla vieta la replica del bel gesto, anche se è stravagante la pretesa del premier uscente di imporre i suoi candidati al premier eletto.
Del tutto campata in aria, anche, è la richiesta della presidenza di una Camera. Un presidente di assemblea, con poteri decisivi sull’ordine del giorno dei lavori, dev’essere espressione della maggioranza. Tranne nel caso di rapporti di forza propizi agli “inciuci” consociativi, come al tempo che lo scranno più alto di Montecitorio toccò a esponenti del Pci. Eventualità oggi esclusa dal netto risultato elettorale.
Risultato che ha più del ragionevole confuso Veltroni, a giudicare dalla stranezza delle prime reazioni. Si può capire l’enfasi messa sul mediocre espediente della formazione di un governo ombra, aperto alla partecipazione di Di Pietro. Se non altro, serve a mascherare la dichiarazione d’indipendenza dell’Italia dei valori, che demolisce la messinscena elettorale del partito unico. Ma risulta incomprensibile l’estensione all’Udc di Casini dell’invito a prendere posto in quell’ombra di governo, con l’unico, prevedibile risultato di farsi ridere dietro dal solito Di Pietro. Altrettanto sorprendente l’imbarazzo di Veltroni sul fronte interno, per l’agitazione dell’incontenibile D’Alema e degli ex dc (che si contendono la presidenza del partito), e su quello esterno del rapporto con gli ex compagni dell’ultrasinistra.
Veltroni stenta a rendersi conto di essere stato baciato dalla fortuna. Perdendo le elezioni non ha perso nulla che fosse suo, tranne che negli alambicchi di suoi inaffidabili sondaggisti. Lo sapevano tutti che Berlusconi si sarebbe aggiudicato la partita. Mentre non era affatto scontato che Democratici e dipietristi avrebbero guadagnato qualche voto, rispetto alla somma Ds-Margherita. Non è risultato da poco, con l’aria che tira. Tanto più che la scomparsa dalla scena parlamentare della concorrenza comunista apre all’iniziativa del Partito democratico una prateria a sinistra. Pura ipocrisia non rallegrarsene.
DI FRANCO CANGINI
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