UN DIBATTITO stupefacente. Berlusconi conquista l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia, senza eccezioni. La Lega fa boom nei suoi territori consueti e passa il Po. La sinistra radicale (quel cartello chiamato l’Arcobaleno) sparisce dalla scena parlamentare. E il Pd — «un nuovo partito e non un partito nuovo», stuzzisca Marta Vincenzi, sindaco di Genova — inganna il tempo disquisendo se l’Emilia - Romagna è nord e se non fosse stata vincente un’organizzazione di tipo federale, magari (auspicio di Sergio Cofferati) per macroaree e non semplici territori regionali.
La "questione Nord" è tutt’altra e antica cosa: è la distanza con i ceti medi e l’imprenditoria diffusa, con il lavoro e il capitale, con i bisogni crescenti di sicurezza e la domanda di infrastrutture adeguate a una società civile e produttiva che sta più in Europa (e ora nel mondo, con l’Expò) che in Italia. Il dibattito — al quale Veltroni ha dato risposta convocando lunedì a Milano i segretari regionali, come se bastasse questo — è stupefacente perchè per il Pd non c’è una «questione Nord». O non solo una «questione Nord».
I dati elettorali ci dicono, semmai, che il Nord ha premiato la Lega rispetto al Pdl (comunque alleato), che ha ceduto consistenti pacchetti di voto in Veneto, Piemonte e Lombardia; mentre il Pd ha riscosso, a danno di Bertinotti e soci, sia in Lombardia, sia in Piemonte. I flussi elettorali — citiamo lo studio di Paolo Natali dell’Università di Milano riferita dal Sole 24 Ore — ci dicono che il crollo del Pd è al Sud, dove parte dei due milioni di elettori che ha cambiato schieramento è passato al centrodestra.
Così si spiegano i disastri in Abruzzo, Puglia, Calabria, Campania e Sardegna dove governa il centrosinistra. Senza contare la Sicilia — «granaio» del centrodestra come la Lombardia, sud e nord nello stesso segno — dove è stato bruciato un candidato eccellente come Anna Finocchiaro. Veltroni ha avuto il merito di contribuire, con Berlusconi, a rafforzare il bipolarismo con la proposta di due grandi partiti centrali nella competizione. Ma forse nel loft romano devono ancora prendere atto dei risultati. Perchè per il Pd non c’è una «questione Nord» o una «questione Sud». C’è una «questione Italia». E non è poco.
DI PIERLUIGI VISCI
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