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STUPRO A ROMA

La vittima: "Voglio restare in Italia"
Un 'angelo': "Non mi sento un eroe"

Per gli inquirenti non ci sono dubbi sulla responsabilita' dello straniero. Il Pm potrebbe optare per un processo in tempi rapidi, come accadde per l'assassino di Giovanna Reggiani. Appello del Carroccio a Berlusconi: "Tolleranza zero"   Commenta
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Roma, il luogo della violenza Roma, 20 aprile 2008 - La studentessa del Lesotho accoltellata e violentata da un albanese a Roma, ha dichiarato di voler restare in Italia e che continuerà a studiare nella capitale. Al Tg1 la giovane donna ha affermato: "Non lascio Roma. Voglio continuare la mia vita come era prima di quella sera da incubo". "Continuerò a studiare", ha aggiunto, spiegando: "Tra pochi mesi finirò il master in economia che ho cominciato in Italia lo scorso anno e non sara' nessun criminale a cambiare i miei progetti".

 

PARLA UNO DEI SUOI SALVATORI

 ''Spero di poterla incontrare sorridente e in tranquillità''. A dirlo è uno degli 'angeli' che hanno dato l'allarme dopo aver assistito all'aggressione della studentessa africana. ''Ho voglia di rivederla bene, non come l'ho vista quella sera'', ha detto ancora l'uomo, un meccanico di 53 anni. Poi ha precisato: "Non mi sento per niente un eroe: rifarei tutto".


L'uomo ha raccontato che si è trattato di una ''pura coincidenza: passavamo di lì per caso quando io e il mio amico abbiamo visto una donna in mutandine e reggiseno. Non ho realizzato subito. Poi mi sono accorto che c'era un uomo che con un braccio copriva la bocca della ragazza".


"All'inizio - racconta ancora l'uomo - abbiamo avuto paura e siamo saliti in macchina, quando ci siamo resi conto della gravità di quanto stava accadendo abbiamo avvisato i carabinieri che con una pattuglia transitavano nelle vicinanze".


L'altro soccorritore, un tecnico di computer di 31 anni, dice: ''Ho ancora i brividi se penso alla faccia dell'aggressore. Non sono un angelo, anche se penso che tanta gente per la paura sarebbe scappata".

 

LA MADRE DELLA VITTIMA: "VIA DALL'ITALIA"

La madre della studentessa violentata non ha dubbi: "'Mai piu' in Italia''. Poche parole pronunciate dalla donna all'uscita dal reparto di chirurgia d'urgenza dell'ospedale Filippo Neri dopo aver fatto visita alla figlia che, ancora sotto choc, fa segnare comunque un miglioramento delle sue condizioni fisiche. 
Al termine dell'orario di visita la madre della studentessa si e' diretta verso la fermata del treno regionale Roma-Viterbo per fare ritorno a casa, nel quartiere Olgiata.
A far visita alla ragazza anche un'amica, anche lei africana, che ha commentato: ''Sarebbe potuto accadere anche a me''.

 

Mentre migliorano le condizioni fisiche della giovane violentata e accoltellata giovedì notte da un clandestino rumeno, sul fronte giudiziario si profila una richiesta di giudizio immediato per Joan Rus.

In ambienti investigativi si sottolinea che non sussistono dubbi sulla responsabilita' del cittadino straniero e se gli ulteriori accertamenti tecnici dovessero rafforzare il quadro accusatorio il pubblico ministero Erminio Amelio, titolare degli accertamenti, potrebbe optare per la soluzione di un processo in tempi rapidi, cosi' come e' accaduto gia' per Nicolae Mailat, l'assassino di Giovanna Reggiani.


Il magistrato, che nei prossimi giorni andra' nel carcere di Regina Coeli per interrogare Rus, ha gia' affidato ai carabinieri del Ris l'incarico di esaminare gli abiti dell'aggressore e della vittima affinche' siano identificate le tracce biologiche presenti. Allo stesso tempo sono in corso esami anche sul coltello intriso di sangue che il romeno impugnava ancora quando e' stato arrestato.

 

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