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Bimbo americano scompare dai musei vaticani
Ritrovato dopo tre ore in via Veneto

Dopo oltre tre ore dalla sua scomparsa il bambino americano sparito nel pomeriggio nei Musei Vaticani è stato ritrovato dalla polizia davanti all'ambasciata Usa in via Veneto
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La Basilica di San Pietro Roma, 21 aprile 2008 - È stato ritrovato in via Veneto il bimbo americano di 10 anni che da qualche ora era scomparso mentre con i genitori era in visita ai Musei Vaticani. A ritrovarlo è stata una pattuglia della polizia. Resta da capire come il bambino sia arrivato fin in via Veneto che tra l'altro è la strada dove si trova l'ambasciata americana, anche se stando ad un primo racconto che lo stesso bambino ha fatto agli investigatori pare che tutto sia nato dal fatto che egli si fosse annoiato e avesse deciso di muoversi per conto proprio, senza avvertire i genitori. E a bordo di un autobus del servizio urbano è arrivato fino nel centro di Roma, indicando proprio la zona di via Veneto come il suo obiettivo.

 

Adesso il bambino, dai tratti somatici asiatici in quanto di origine sudcoreana, si trova negli uffici dell'Ispettorato vaticano, diretto da Gaetano Chiusolo, dove ha incontrato i genitori finalmente rasserenati dal ritrovamento e dalla felice conclusione di una vicenda che per alcune ore ha tenuto la città, e in particolare le forze dell'ordine, con il fiato sospeso.

 

Proprio dall'Ispettorato vaticano era partita una massiccia operazione di ricerca, coinvolgendo ovviamente la Questura di Roma, diramando subito la foto del piccolo a tutte le pattuglie di polizia in servizio nella capitale. Impiegate anche unità cinofile. Nelle ricerche gli agenti puntavano proprio sul fatto che i caratteri somatici dello scomparso fossero ben definiti, ovvero asiatici, così da poter in qualche maniera restringere il numero di bambini eventualmente notati da soli nelle strade della città e quindi da controllare immediatamente. E così è stato, perchè una pattuglia della polizia ha notato il ragazzino in questione nei pressi dell'ambasciata statunitense, dove dice di esservi arrivato ben sapendo dove andare (sicuramente perchè lì avrebbe avuto un riferimento certo per ritrovare a sua volta i genitori, ndr), e la ricerca a quel punto si poteva dire conclusa felicemente.

 

Ora sono in corso accertamenti per verificare se effettivamente il bambino sia arrivato fin lì da solo, a piedi ed anche con un mezzo pubblico, oppure se qualcuno lo abbia accompagnato fino quasi all'ingresso dell'ambasciata Usa. Come pure sono in atto le formalità di rito per valutare se a carico dei genitori del bambino sia ascrivibile una sia pur minima responsabilità: si tratta pur sempre di un minore di cui a un certo punto non hanno avuto più il controllo. Per ora l'ipotesi più verosimile è che all'origine di tutto vi sia stato il solo spirito di iniziativa e di autonomia del bambino, sul cui capo è prevedibile arrivi una comprensibile «pioggia» di rimproveri familiari, oltre a carezze per lo scampato pericolo.

 

Prima il lungo vagare da solo per le vie della città, poi il giro in volante, infine le braccia gettate al collo dei genitori e della sorellina Cassandra, di un anno più grande di lui, in spasmodica attesa negli uffici dell'Ispettorato vaticano. Davvero un pomeriggio speciale quello vissuto dal piccolo americano rintracciato dalla polizia davanti all'ambasciata Usa di via Veneto.

 

Perso il contatto con i familiari ai Musei Vaticani, il ragazzino non si è perso d'animo. Da appena tre giorni a Roma per turismo, si è ricordato delle strade percorse con i suoi e, fissata l'ambasciata come punto di riferimento, l'ha raggiunta a piedi. Avrebbe voluto prendere un bus - ha raccontato ai poliziotti - ma non si è ricordato il numero ed ha preferito affidarsi alla sua memoria fotografica per non perdersi. La mamma, appena ha potuto riabbracciarlo, ha ringraziato, più volte, con le lacrime agli occhi, gli agenti di polizia che hanno
partecipato alle ricerche, guidati dalla foto del bimbo fissata sul cruscotto delle loro auto.

 

Dell'Ispettorato vaticano, diretto da Gaetano Chiusolo, fanno parte 140 uomini, divisi tra i vari ruoli, che si occupano prevalentemente della sicurezza di Piazza San Pietro e dei contatti tra l'Italia e lo Stato Vaticano. Di loro, che sono "gli angeli custodi" del Papa, la scorta che vigila sull'udienza del mercoledì e sull'Angelus domenicale, il piccolo yankee si ricorderà a lungo.










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