ROMA, 22 aprile 2008 - LINEA DURA contro i clandestini. La sicurezza sarà «tra i primi provvedimenti del governo», conferma Silvio Berlusconi accogliendo le richieste della Lega che con Roberto Maroni, probabile ministro dell’Interno, già lancia le linee guida contro l’immigrazione illegale.
A cominciare dalle ronde in appoggio alle forze dell’ordine, dall’«immediata espulsione degli irregolari, oltre a più rigidi controlli alle frontiere», all’eventuale («se serve») rinegoziazione con l’Unione europea delle regole sulla libera circolazione dei romeni «perchè, quando è in gioco la sicurezza nazionale e degli stessi cittadini, vanno posti limiti».
E’ un problema di rilevanza nazionale, ha ricordato Maroni: «Lo Stato non può abdicare». Perché è giusto allargare le frontiere, «ma uno Stato ha il dovere di garantire la sicurezza dei suoi cittadini: serve più polizia e pulizia».
NESSUN PROBLEMA per le ronde di cittadini, ha ribadito Maroni. Un progetto di collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine che coinvolge le amministrazioni di sinistra: «Anche a Bologna le fanno: certo, quelle viste ai Tg sembrano ronde ‘buone’, ma sono uguali alle nostre, a quelle della Lega. Ho visto con piacere e un po’ di compiacimento che Cofferati ha istituito e legalizzate le ronde... Si fanno già da anni, come a Milano».
SÌ, SONO «perfettamente legali», assicura Borghezio. No, «non c’è bisogno di ronde», afferma invece Nicola Latorre, numero due del Pd al Senato; tesi condivisa da Gasparri, An. Maroni ha poi smontato l’ipotesi di Francesco Rutelli di dotare le donne di un braccialetto elettronico anti aggressione: «Non si può aggiungere violenza psicologica a chi è troppo spesso vittima di violenza fisica: la sicurezza si garantisce solo controllando i luoghi a rischio».
Il braccialetto «va messo ai criminali che escono dal carcere, per evitare che commettano nuovi reati, non alle donne...».
E’ con lui Gianni Alemanno: «Sono umilianti per le donne». Così Margherita Boniver, FI: «Sarebbe solo un misero espediente». Tra Veltroni e Letizia Moratti ci sono state scintille: «Nel 2007 mi accusò di agitare il tema della sicurezza a fini elettorali», ha affermato il sindaco di Milano che ha plaudito ad Alemanno per la «sua attenzione costante ai temi della sicurezza». «Basta con le strumentalizzazioni politiche sul tema», le ha replicato l’ex sindaco della capitale. Anche la radicale Emma Bonino cerca di difendere la politica del centrosinistra: «C’è una distorsione dei fatti: tutte le iniziative del gennaio 2007 con l’ingresso della Romania le ho assunte fianco a fianco del commissario europeo Franco Frattini».
COI GRAVI FATTI di Roma e Milano, la sicurezza è comunque il tema più sentito. Gianfranco Fini conferma e anticipa quattro mosse del governo: più uomini sul territorio, certezza delle pene, lotta alla droga e «bonifica delle città da sbandati e clandestini arrivati per delinquere». Poi, il probabile prossimo presidente della Camera afferma che «occorrerà rendere ancora più incisiva la legge che porta anche il mio nome: le espulsioni non dovranno più essere solo intimazioni a lasciare il Paese, ma allontanamenti immediati». Linea fatta propria dal candidato al Campidoglio del Pdl, Alemanno, che propone tra l’altro un «commissario straordinario per la sicurezza a Roma». Ipotesi scartata dal rivale Rutelli: se sarò sindaco terrò la delega. Ma propone una «supercommissione di personalità di alto profilo», assicurando che farà quanto non fatto da Veltroni: «Riorganizzerò i campi rom».
ALL’INTERNO del partito di Di Pietro frattura tra chi sostiene una linea morbida verso i clandestini («Non ha senso dare tutte le colpe a loro», afferma Pancho Pardi) e chi invece, come Antonio Borghesi, parla di «tolleranza zero». E’ intervenuto Di Pietro per dire che le «ronde sono incostituzionali», a meno che «non si intendano cittadini che segnalano alle Autorità situazioni di pericolo». Come, appunto, avviene a Bologna e Milano. In serata Di Pietro ha anche annunciato che se Berlusconi farà un decreto sulla sicurezza l’IdV assicurerà il suo voto, anche con la contrarietà del Pd. Ma a certe condizioni: il carcere dopo il primo grado di giudizio, l’aumento delle risorse finanziarie e del personale giudiziario, la certezza dela pena.
r. r.
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