CHI LEGGE i dati della relazione ministeriale sull’applicazione della 194 negli anni più recenti (e le reazioni degli specialisti del settore) rischia di essere investito da un’onda potente di disagio. Che riguarda, però, non le donne, ma i medici, gli anestesisti e gli infermieri. Paradossalmente, è l’amarezza del personale sanitario a tenere la scena. E già il preambolo alla relazione del ministero risulta difficile da capire e spiegare: calano, fra le italiane, gli aborti, e contemporaneamente si moltiplicano le obiezioni di coscienza fra i medici. Come dire: dopo trent’anni di applicazione (più o meno fedele alla ratio della norma) della 194, mentre si facevano strada sia una più cosciente cultura della sessualità sia una gamma vasta di contraccettivi, il fronte del no, fra i sanitari, esplodeva.
Fino a riguardare oggi il 70 per cento di quelli dell’area ginecologica. E non finisce qui, perché voci titolate del comparto (Giovanna Scassellati, responsabile del reparto Ivg dell’ospedale romano San Camillo), annunciano: «Anche fra gli specializzandi, nessuno vuol fare interruzioni volontarie di gravidanza».
Altri protagonisti del mondo medico sottolineano le carenze e in certi casi le «condizioni fatiscenti» delle strutture dedicate alle donne che abortiscono; altri ancora ‘ammettono’ che fare interruzioni volontarie di gravidanza non fa bene alla carriera di un medico, perché «nei concorsi questo intervento dà meno punteggio per la casistica operatoria».
Tutto ciò, sommato al diritto sacrosanto e incoercibile del personale sanitario di rifiutarsi di fare Ivg per motivi religiosi, civili ed etici (e a quanto esplicitamente dichiarato da molti camici bianchi , che definiscono l’aborto «un lavoro molto brutto da fare, capace di mandarti in crisi») compone uno scenario preoccupante. E anche inquietante, se si pensa a recenti fatti di cronaca che rimandano a un possibile mercato di aborti praticati in condizioni di clandestinità, ma non da mammane. La società civile si avvia, giustamente, verso una profonda riflessione sulla 194. Ma ancora una volta, le donne sono le più impaurite. Forse a ragione.
di Renata Ortolani
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