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NELLA PROVINCIA DEL GUANGDONG

Fabbrica cinese produceva bandiere tibetane
Chiuso l'impianto, arrestati i proprietari

Migliaia di vessilli erano già confezionati, la polizia teme che molti possano già aver raggiunto l'estero. Ispezioni sui veicoli diretti a Hong Kong, dove la torcia olimpica arriverà il 2 maggio Commenta
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Tibet Pechino, 28 aprile 2008 - L'affarismo travolgente, motore dell'esponenziale crescita economica cinese, ha giocato un brutto scherzo ai titolari una fabbrica di bandiere che incuranti dei rischi hanno prodotto migliaia di vessilli tibetani per conto del governo in esilio del Dalai Lama.

 

L'impianto, nella provincia meridionale del Guangdong, è stato chiuso e i proprietari arrestati. Questi ultimi hanno tentato di difendersi affermando che pensavano di realizzare solo bandiere colorate prive di implicazioni politiche ma i loro dipendenti, dopo aver visto alla tv le immagini delle proteste di Lhasa e riconosciuto il frutto del loro lavoro, hanno informato le autorità.

 

Migliaia di bandiere erano già state confezionate per il trasporto e la polizia teme che molte possano già aver raggiunto i destinatari all'estero. Per evitare che possano essere usate nei prossimi giorni a Hong Kong, dove la torcia olimpica farà tappa venerdì 2 maggio, le autorità hanno ordinato l'ispezione accurata di ogni veicolo diretto nella cosiddetta Special Economic Zone di Shenzen, l'area di 'confine' con l'ex colonia britannica.

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