Pechino, 29 aprile 2008 -Diciassette persone sono state condannate in Cina a pene che vanno da tre anni all'ergastolo per la loro partecipazione alle proteste di Lhasa il mese scorso. Lo riferisce l'agenzia ufficiale Xinhua senza fornire altri particolari.
Le manifestazioni anti-cinesi erano cominciate il 10 marzo per iniziativa dei monaci buddisti. La protesta è poi degenerata in violenza che nei successivi quattro giorni ha portato a incendi di edifici nella capitale tibetana.
Pechino ha riferito di 22 morti nel corso di queste sommosse, mentre i tibetani in esilio sostengono che il numero delle vittime della repressione è stato largamente superiore.
IL BILANCIO DEGLI SCONTRI
Almeno 203 persone sarebbero rimaste uccise negli scontri, brutalmente repressi dalle autorità cinesi, scoppiati a Lhasa, capitale del Tibet, e nelle aree tibetane limitrofe a partire da metà marzo: a sostenerlo è il governo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord dell'India. Il bilancio precedente, fornito dalla stessa fonte, era di circa 150 morti. Per Pechino le violenze hanno provocato invece 22 vittime.
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