LE COSE cambiano. A Roma, le certezze del centrosinistra, poggiavano su due baluardi: la solidità del sistema di potere che aveva assicurato a Rutelli cinque punti di vantaggio nel primo turno, e la tradizionale allergia ai ballottaggi dell’elettore moderato. Crollati entrambi. Con sorpresa del favorito, che ci faceva tanto assegnamento da inalberare un nuovo slogan, al posto di quello sventurato di Veltroni: non più «Yes we can», ma «Yes week end». Come dire che metteva le sue certezze di vittoria sotto il patronato del soleggiato ponte di primavera, propizio alle gite familiari. Non aveva messo nel conto la rivoluzione silenziosa avvenuta negli orientamenti elettorali. I benestanti accalcati sulle vie del ponte sono soprattutto elettori di sinistra, mentre il popolo delle borgate, stanziale per cause di forza maggiore, vota a destra.
SI CHIUDE così, con Alemanno sindaco, la lunga competizione per il Campidoglio cominciata nel 1993 con la sconfitta di Gianfranco Fini contro lo sconfitto di oggi, Rutelli. Allora la discesa in campo del leader della destra, con la solitaria benedizione di Berlusconi (non ancora entrato in politica), fece scandalo. Mentre oggi il tentativo di erigere contro Alemanno la barricata di un antifascismo di maniera, si è rivelato un’arma spuntata. Gli strateghi del Pd si sono ridotti a riesumare l’ideologia della “marea nera”, ovvero del “fascismo alle porte”, per rispondere alla domanda collettiva di sicurezza e buona amministrazione. Nel confronto capitolino, il due volte sindaco Rutelli ha fatto la parte di una minestra riscaldata, scodellata a garanzia di un decrepito assetto di potere. Le ragioni del cambiamento, e quelle stesse del popolo di sinistra, erano impersonate da Alemanno.
La conquista della capitale non cambia molto per Berlusconi. Moltiplica le bollicine nel suo calice e, rafforzando An, rende più simmetrico un assetto di governo squilibrato in favore della Lega. Cambia molto, e in peggio, per Veltroni, che porta il peso di una strategia perdente che non è solo la sua, ma porta la sua faccia. La scelta di splendido isolamento del Pd nelle politiche, è smentita nelle amministrative dall’alleanza con la stessa sinistra a cui si addebita l’affondamento del “pacchetto sicurezza” messo a punto dal governo Prodi. Persa anche Roma, dopo Nord e Sud, incombe su Veltroni la resa dei conti.
di Franco Cangini
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