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LA LETTERA

Un incubo che può capitare ad ognuno di noi

I nostri figli navigano su Internet, si innamorano on line e noi genitori siamo spesso incapaci di entrare in questo mondo. Non giudichiamo, ma vigiliamo Commenta 
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Gabriele canè  CARI GENITORI, CARI RAGAZZI,

SUBITO una premessa: il mestiere del padre e della madre è molto più difficile di qualunque incarico ministeriale. E spesso, anche fare il figlio non è la cosa più facile del mondo. Non lo è mai stato, e lo è ancora meno oggi in una società complessa, dai ruoli confusi, in cui la famiglia è diversa da quella di qualche decennio fa, e molto probabilmente diversissima da come sarà fra quale decennio. Meglio o peggio che sia.

 Tutto ciò per dire che nell’approccio alla vicenda che raccontiamo in queste pagine, come e più che per ogni vicenda familiare, valgono il massimo rispetto e la massima attenzione. La cosa più sbagliata, insomma, sarebbe liquidare la storia con un sorriso ironico, con un commento sprezzante del tipo: «Poveracci, a me roba del genere non potrebbe mai capitare». Sbagliato, cari signori. La particolarità dell’incubo che stanno vivendo questa madre, questo padre, questo ragazzo è che una cosa analoga potrebbe capitare ad ognuno di noi.

Perché i figli navigano su Internet, si innamorano on line, intrecciano sentimenti virtuali profondi esattamente come quelli reali. E noi genitori, spesso incapaci di entrare in un mondo così diverso dal loro, facciamo di tutto per assecondarli, per accontentarli, li copriamo, li coccoliamo, tenendoli per mano anche nel passaggio difficile dal web alla realtà. Dunque, nessuna meraviglia che un diciassettenne ami «on line» una quindicenne lontana, e passo dopo passo il gioco diventi incubo. Non giudichiamo, allora, ma vigiliamo su noi stessi, prendiamo ad esempio la storia di questa famiglia. Che ha diritto al rispetto, alla solidarietà e all’aiuto, che le nostre autorità hanno il dovere di dare. Subito.

DI GABRIELE CANE'

 

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