COME IN NATURA, anche nella democrazia all’italiana tutto cambia e nulla si distrugge. Siamo passati di colpo dalla fricassea di un paio di dozzine di partiti a un simil-bipartitismo all’inglese, ma invece di brindisi ne’ lieti calici prevale un certo senso di colpa. I vincitori (di governo e di opposizione) partecipano al lutto degli esclusi, intanto che il presidente della Repubblica si appresta a officiare il rito delle consultazioni per sapere se conferire l’incarico di formare il governo al candidato Premier scelto dagli elettori.
Tutto questo sarebbe soltanto bizzarro, se non fosse espressione di una preoccupante paura di vincere. Difficile ricondurre a impulsi cavallereschi d’altri tempi gli sforzi del neo-presidente del Senato Schifani per assicurare ai partiti esclusi dal Parlamento una qualche forma di partecipazione simbolica ai lavori parlamentari. Difficile anche mettere in conto all’etichetta il consenso raccolto da Schifani nel Partito democratico (a cui si deve l’esclusione dal Parlamento dei suoi concorrenti di sinistra).
Ma anche nel Palio di Siena è prevista una presenza simbolica delle “contrade morte”; dunque si può convenire che analogo riguardo tocchi ai partiti di Bertinotti e compagni. Purtroppo qui non è questione di etichetta, quanto del timore che gli assenti dalla tribuna parlamentare incendino le piazze. A questo punto, meglio intendersi sui margini lasciati all’arte della mediazione politica dalla condizione di dittatura delle minoranze in cui sprofonda il Paese. Va bene accarezzare per il verso del pelo il fronte del rifiuto sollevato da qualsiasi atto di governo, se ciò può risparmiare, per esempio, ai vigili urbani di Torino un tentativo di linciaggio a causa della multa per divieto di sosta.
Ovvero, se serve per venire a capo degli egoismi dissociativi di campanile che condannano la Campania a sprofondare nei suoi rifiuti. O anche se disincentiva il ricorso alla gogna mediatica contro il neo-sindaco Alemanno. La persuasione è sempre preferibile allo scontro. A patto che, in un modo o nell’altro, il legittimo detentore del potere sia in grado di prendere decisioni. Dirigere la politica senza l’uso della forza, è come dirigere un’orchestra senza strumenti musicali.
di Franco Cangini
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