In una lettera aperta il figlio del sindaco di Firenze ucciso dai brigatisti spiega: "Dpo ventidue anni non si onoscono ancora gli esecutori materiali" Commenta
Roma, 9 maggio 2008 - "Non ho alcuna intenzione di partecipare a cerimonie celebrative in ricordo delle vittime del terrorismo se non verrà prima concluso un percorso che dia loro la verità e la giustizia che da troppi anni attendono: per quanto riguarda l'assassinio di mio padre Lando Conti da parte delle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente, dopo ventidue anni non se ne conoscono ancora gli esecutori materiali". Lorenzo Conti, figlio del sindaco di Firenze ucciso dai brigatisti, prende le distanze dalle celebrazioni di oggi.
"Il presidente della Repubblica - afferma in una lettera aperta- ha invitato i familiari delle vittime del terrorismo alla celebrazione della 'Giornata dedicata alle vittime del terrorismo' che si terrà a Roma venerdì 9 Maggio 2008, presso il Palazzo del Quirinale. Le istituzioni della Repubblica Italiana hanno finora dato miglior tutela agli assassini ex terroristi che non a noi, familiari delle vittime del terrorismo, costretti ad assistere a dichiarazioni enfatiche di questi cattivi maestri spesso messi in cattedra, costretti ad esporci in prima persona per tutelare inutilmente i nostri diritti, costretti ad un dolore reso ancor più grande da una incomprensibile mancanza di rispetto per coloro che morirono per uno Stato che di fatto li ha rinnegati".
"Ogni uomo, semplice cittadino o politico che sia,- conclude- deve ricordare che il sacrificio della vita un tempo e in ogni Stato, costituiva la più grande espressione di democrazia e di umana civiltà. Esiste ancora tale sentimento?".
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