Giorgio Napolitano ha fatto la cosa giusta al momento giusto. Inaugurando la Fiera internazionale del Libro, a Torino, il Capo dello Stato ha tenuto un intervento di alto profilo, ribadendo il diritto all'esistenza dello stato di Israele e di quello palestinese, in una regione finalmente pacificata. Al tempo stesso, Napolitano ha sottolineato il valore e il significato della scelta di riservare allo stato ebraico, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione, il ruolo di ospite d'onore della manifestazione piemontese. Le parole del presidente della Repubblica che, già nel gennaio scorso, definì "la negazione dello Stato di Israele e del suo diritto a vivere in pace e in sicurezza, una delle forme moderne di antisemitismo", hanno assunto un significato ancora più importante nel giorno in cui, da Teheran, è arrivato un nuovo, bestiale attacco di Ahmadinejad contro Gerusalemme.
"Il regime sionista è un cadavere in putrefazione e chi pensa di rivitalizzarlosi sbaglia", ha affermato con la consueta eleganza il presidente iraniano. "I Paesi della regione che assistono il regime sionista bruceranno nel fuoco che proviene dall'odio delle nazioni. Il regime sionista è un burattino nelle mani dei potenti e solo grazie all'arroganza globale sessant'anni fa si è potuto stabilire in Palestina per cercare di far vacillare il mondo musulmano. Ma dopo che la nazione libanese ha schiaffeggiato gli israeliani, il regime sionista si ritrova come un topo morto".
A parte il giudizio sul linguaggio truculento che si commenta da solo, da Torino, invece, Napolitano ha lanciato un segnale forte di democrazia, molto più forte di chi brucia le bandiere con la stella di David o degli Usa. Vivaddio, la cultura deve essere libera, senza conoscere né odi né discriminazioni di qualunque colore politico nè, tantomeno, odiose strumentalizzazioni. E bene ha fatto Furio Colombo a ricordare: " La Shoah, lo sterminio degli ebrei, è stata un delitto anche italiano". Intervenendo alla presentazione dell'ultimo libro di Shlomo Venezia, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Colombo ha affermato: "Due Paesi, non uno solo, dominavano l'Europa e ispiravano i governi filo-fascisti. Due Paesi, non solo la Germania, ma anche l'Italia. In Italia le leggi razziali erano le più crudeli in Europa.
Lo sterminio voluto da Hitler non è stato un'esplosione di bestialità. Stiamo parlando di un grande progetto culturale, l'orrore è stato il risultato di un dettagliato progetto culturale messo a punto nel cuore dell'Europa. Ricordiamoci che siamo corresponsabili della Shoah e il giorno della Memoria è un modo per dire che ci vergogniamo di quanto è accaduto. Certe cose possono sempre tornare. Il rapporto tra gli ebrei italiani e la Resistenza, che è stato un rapporto ineludibile.
Basti pensare che Primo Levi è stato arrestato come combattente partigiano e solo dopo che lui si è denunciato come ebreo è stato consegnato dai militari della Rsi ai tedeschi che lo avrebbero deportato ad Auschwitz. Molti che dichiarano di difendere la Palestina, stanno solo perpetuando la guerra infinita, perché il modo in cui parlano di Israele chiede morte". E degne di nota sono anche le parole del capogruppo dei Comunisti Italiani al Comune di Torino, Luca Robotti: «Servono coraggio e fermezza per dire che non è bruciando le bandiere di Israele
e chiedendone il suo annullamento che si aiuta la pacificazione con la Palestina. Non violenza,
pacifismo, dialogo e confronto di pace. Con queste parole d'ordine si vince la sfida alla violenza e si zittiscono i falchi di ogni parte".
di Xavier Jacobelli
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