Tripoli minaccia di non collaborare, Frattini comincia a tessere la tela diplomatica, e scende in campo anche il premier
Tripoli, 9 maggio 2008 - La Libia torna ad alzare la voce e a minacciare di non collaborare più con l'Italia sull'immigrazione. Il neo-ministro degli Esteri Frattini nega l'emergenza e si propone di avviare la collaborazione. E infine scende in campo anche Berlusconi in persona. Ma anche Bossi vuol dire la sua e getta benzina sul fuoco
BOSSI: CHI LI MANDA?
I libici non collaboreranno con l'Italia sull'immigrazione? "Sono loro che li mandano", ma "bisogna rimandarli indietro quando li vedi con il satellite". Cosi' Umberto Bossi, conversando con i cronisti a Montecitorio commenta le tensioni con la Libia. Aggiungendo che "la lingua di Gheddafi e' sempre stata lunga".
E sulla questione immigrazione, ricorda che "tutti gli africani hanno diritto ad avere la cittadinanza libica, ma non possono tenerli tutti e quindi li caricano sulle barche e ce li mandano". Per il leader Bossi insomma "tutti si devono fare carico del problema".
Quanto al governo, per Umberto Bossi non c'è dubbio che Roberto Castelli dovrà essere vice ministro con delega per le Infrastrutture del Nord: "Altrimenti le strade chi le fa?", dice ai cronisti in Transatlantico.
A giudizio del leader della Lega, "Berlusconi vuole aspettare un po', ma deve dare le deleghe subito, perchè così ci si inizia a lavorare sopra. Poi, il premier è Berlusconi, aspettiamo di vedere
SILVIO: "CHIARIRO' TUTTO CON GHEDDAFI"
"Avremo modo di chiarire con le autorità libiche e tranquillizzare la situazione. Sono fiducioso". Lo ha detto Silvio Berlusconi a proposito della posizione della Libia sul controllo dei flussi di emigrazione verso l'Italia. Il Premier ha parlato a margine del ricevimento per i 60 anni di Israele.
LA RISPOSTA DI FRATTINI
Il ministro degli Esteri Franco Frattini definisce "un problema serio e giusto" quello posto dalla Libia sulla collaborazione nella lotta all'immigrazione clandestina.
"Non è un'emergenza - ha sottolineato il titolare della Farnesina, parlando durante il ricevimento a Roma per i 60 anni della nascita di Israele - la Libia vuole cooperare con noi ed è giusto che l'Europa anzitutto e l'Italia lavorino" con Tripoli.
Se la Libia "ha un problema al confine sud, che è aperto all'immigrazione clandestina, vogliamo che li si aiuti, è un problema serio e giusto», ha detto ancora Frattini assicurando che «il governo promuoverà una più forte collaborazione con l'Europa».
Certamente, ha sottolineato ancora il ministro, «è un problema reale, ci impegneremo perchè sia a livello bilaterale sia a livello europeo ci sia un incoraggiamento a collaborare». Quanto alle polemiche sulla presenza di Roberto Calderoli nel governo, Frattini ha ribadito: «Il presidente del Consiglio ha il diritto e il dovere di scegliere i suoi ministri, questo è un principio fondamentale della democrazia».
LA POSIZIONE DELLA LIBIA
La Libia non sarà più obbligata a proteggere le coste italiane dall'immigrazione clandestina fino a quando l'Italia non si impegnerà a fornire il sostegno necessario: lo ha annunciato ieri il comitato generale del popolo per la Sicurezza pubblica della Libia in un comunicato.
Il comunicato - secondo quanto scrive il "Tripoli Post" che ne ha ricevuto una copia - sottolinea che "in merito alla gestione del fenomeno dell'immigrazione illegale e l'inizio della stagione estiva, durante la quale questa immigrazione clandestina dalla Great Jamahiriya (Libia, ndr) aumenta con l'obiettivo di raggiungere in modo illegale le coste italiane", la Libia non sarà più responsabile della tutela delle coste italiane.
La Libia non si ritiene quindi più responsabile della protezione delle coste italiane dall'immigrazione clandestina, soprattutto a causa della mancanza dell'impegno dell'Italia e dell'Europa per combattere questo fenomeno: "Alla luce del pesante carico delle spese materiali sostenute per salvaguardare le coste italiane contro l'ondata di immigrati clandestini e alla luce della riluttanza dell'Italia e dell'Europa a lottare contro questo fenomeno, un fatto che ha condotto al suo rafforzamento, e anche alla luce della mancanza d'impegno da parte italiana di provvedere al sostegno precedentemente menzionato, la Libia non è più responsabile per la tutela delle coste italiane, a meno che non ci si impegni a fornire questo sostegno", secondo quanto annunciato ieri sera dal Comitato generale del popolo per la Sicurezza pubblica della Libia in un comunicato.
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