Le dimissioni di Mancini dopo l’eliminazione in Champions sono state la miccia che ha fatto saltare tutto in aria. Cercare di incollare i cocci è stato un grande errore. Commenta
Prima era tutta colpa di quel maledetto «Cinque maggio», come se Moratti e Napoleone avessero qualcosa in comune. Poi venne Calciopoli, ora mettono in mezzo anche la morte prematura di un gatto nero (povera bestia) e perfino il capitano di mille battaglie Marco Materazzi che ha tirato e sbagliato un rigore strappato a Cruz. All’Inter non sanno più dove sbattere la testa davanti a un altro psicodramma che trasforma uno scudetto già vinto nell’ennesimo miraggio. Eppure pensavano di essere diversi, di avere trovato autostima, compattezza e serenità dopo un paio di scudetti messi in bacheca.
E invece niente e nessuno sembrano capaci di cambiare un gruppo destinato a non crescere mai: all’Inter i guai se li vanno a cercare. Non basta investire mille miliardi per costruire una squadra di campionissimi, campioni e campioncini. Non bastano stipendi favolosi e un allenatore coperto d’oro e confermato quasi a vita, all’Inter c’è sempre qualcosa che prima o poi non torna. Tirare in ballo la società sembra scontato e facile. Gestire uno spogliatoio troppo numeroso, eccessivamente multietnico, con personalità estremamente spigolose è compito dell’allenatore, ma spesso un uomo solo e per di più fumino non basta. E Moratti non sembra avere il piglio giusto, anzi il suo buonismo spesso complica le cose.
Troppi i casi aperti e irrisolti, da Adriano a Figo. Troppi i giocatori non richiesti dall’allenatore, da Jimenez a Maniche. Troppe le multe affibbiate e poi cancellate. Per non parlare della gestione di Ibrahimovic costretto a tornare a casa per curarsi, infine il dissidio irrisolto tra Mancini e il medico sociale. Da mesi l’Inter era seduta su un vulcano tenuto spento solo dalla supremazia tecnica e dallo strapotere fisico di una squadra che a febbraio aveva undici punti di vantaggio.
Le dimissioni di Mancini dopo l’eliminazione in Champions sono state la miccia che ha fatto saltare tutto in aria. Cercare di incollare i cocci è stato un grande errore. Quando l’allenatore ha rotto con l’ambiente, gestire il gruppo diventa impossibile: gli ultimi due mesi sono implacabili testimoni di un disagio insanabile. Ora degli undici punti ne resta uno solo e forse basterà. Tra l’altro l’Inter ritroverà Cuper, quello del 5 maggio, il più sfigato di tutti. Ma il futuro un’altra volta diventa un’ipotesi. Con questa squadra Moratti poteva aprire un ciclo e invece dovrà ricominciare quasi da capo. Cioè dall’allenatore.
di Enzo Bucchioni
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