E' la conclusione alla quale è giunta la prima commissione del Csm che ha perciò chiesto a stretta maggioranza il trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale. Commenta
Roma, 12 maggio 2008 - Il gip Clementina Forleo deve andare via da Milano. E' la conclusione alla quale e' giunta la prima commissione del Csm che ha perciò chiesto a stretta maggioranza il trasferimento di ufficio per incompatibilita' ambientale.
Soltanto tre sono stati infatti i voti a favore di quella a favore del suo trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale: proposta sostenuta dal consigliere togato Fabio Roia (Unicost) e dai colleghi laici di entrambi gli schieramenti, Gianfranco Anedda per il centrodestra e Letizia Vacca per il centrosinistra.
Il presidente della Commissione, Antonio Patrono (Mi), ha appoggiato invece la proposta di archiviare il caso, prendendo atto del fatto - è la tesi che sostiene - che la Forleo lascerà presto il suo incarico di gip a Milano, avendo superato il limite di 10 anni previsto. Si sono astenuti, invece, gli altri due componenti della Prima Commissione, i togati delle correnti di sinistra Livio Pepino (Md) e Mario Fresa (Movimento per la giustizia).
A carico della Forleo la Prima Commissione aveva avviato a dicembre la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale: tra le accuse, quelle di aver creato "un clima di allarme e sospetto" denunciando di aver subito pressioni e intimidazioni da parte di organi istituzionali per le inchieste sulle scalate bancarie, rimaste però "prive di riscontro", e di aver "interferito" nell'attività della Procura di Milano sempre in quelle inchieste. Le parole pronunciate dal giudice milanese, secondo le accuse, mostrerebbero anche una "sottovalutazione" dei "gravi e infondati allarmi" creati.
Accuse che però la difesa del gip, sostenuta dal procuratore di Asti Maurizio Laudi, ha respinto: Forleo "ha esercitato suoi diritti, riconosciuti a livello costituzionale", come quello "alla manifestazione delle sue opinioni". E "mai nelle sue esternazioni - ha spiegato nella memoria inviata al Csm - ha chiamato in causa uomini politici o delle istituzioni addebitando loro di aver ostacolato la sua attività giurisdizionale". Dunque, non ha compromesso la sua indipendenza e non deve essere trasferita d'ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale, è stata la sua richiesta.
Tesi che non hanno convinto, però, la maggioranza della Prima Commissione. Ora, sulla proposta di trasferire da Milano la Forleo dovrà esprimersi il plenum del Csm. A meno che non sia lo stesso giudice a chiedere spontaneamente di cambiare sede, se ciò accadesse l'iter di trasferimento si bloccherebbe.
Immediato arriva il commento della Forleo. ''Sono stupita e mi auguro che il plenum riveda questa decisione'', ha detto. ''Qualora dovesse essere confermata dal plenum e dagli organi amministrativi - ha aggiunto la Forleo - continuerò a fare il mio lavoro in qualunque tribunale d'Italia con dignità e a testa alta a differenza di tanti altri''.
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