E’ DIFFICILE dare torto al premier romeno. La nostra reazione è stata «debole» nei confronti della criminalità che proviene dal suo Paese, in particolare dai cosiddetti rom. Ha ragione il ministro: a Bucarest non usano guanti di velluto o mani tese. A Bucarest, chi sbaglia finisce in galera. E che galera!
In Italia, no. Ogni tanto fermiamo qualcuno, abbattiamo qualche baracca, procediamo a qualche espulsione. Ma col contagocce, col pugno di ferro subito seguito da qualche lacrimuccia di pentimento. «Chissà mai che non ci prendano per razzisti». Così, a forza di non essere severi. A forza di non fare la cosa più legale del mondo, cioè applicare la legge. A forza di tollerare, piagnucolare, voltarsi dall’altra parte per non vedere che la situazione peggiorava, che la gente era sempre piu’ esasperata. A forza di non fare, mentre il bubbone cresceva, si sta rischiando davvero di diventare razzisti. Lo si è visto a Firenze e a Napoli dove è dovuta intervenire la forza pubblica per sottrarre le zingarelle a un brutto quarto d’ora.
ADESSO, il nuovo Governo sembra deciso a rimboccarsi le maniche. Bene. C’è tanto da fare. A cominciare dai rapporti con questo Paese fratello di lingua e cultura, ma che un percorso affrettato ha portato a far parte troppo presto e male dell’Europa comunitaria. Perché, avrà ragione il ministro romeno, ma intanto si ha l’impressione che molti dei bricconi suoi connazionali che ci troviamo tra i piedi, siano stati, come dire, incoraggiati proprio da Bucarest ad andare a svernare altrove, magari in Italia. Romania a parte, comunque, i nostri problemi dobbiamo risolverli soprattutto da soli. Ritrovando e consolidando la forza del diritto. Per il quale, chi sbaglia paga, chi ruba va in galera, chi rapisce un bambino non merita sconti, chi rapina in casa o in villa si prende una pena degna della violenza che ha riservato a degli innocenti. E questo, chiunque sia a violare la legge.
A maggior ragione, ovviamente, se chi l’ha violata non dovrebbe neppure essere sul nostro territorio perché è entrato e ci vive abusivamente. Questo, e nulla di più chiede la gente. Che non ha nessuna voglia di fare ronde, o cercare giustizie sommarie. Sempre che qualcun altro lo faccia. Soprattutto lo Stato.
di Gabriele Cané
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