Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati lascia dopo le critiche per un incontro con un imprenditore coinvolto nella vicenda
Roma, 14 maggio 2008. - Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Simone Luerti ha deciso di rassegnare le dimissioni dal suo incarico. La decisione è stata presa nel corso della riunione della giunta del sindacato delle toghe, ed è relativa alle notizie di stampa in merito all'incontro che Luerti avrebbe avuto con l'imprenditore calabrese Antonio Saladino, coinvolto nell'inchiesta 'Why not' e l'allora guardasigilli Clemente Mastella nell'autunno scorso. Luerti aveva affermato di non vedere Saladino da oltre 10 anni. Le dimissioni verranno formalizzate durante la riunione del comitato direttivo centrale dell'Anm fissata per sabato prossimo.
«Recenti articoli di stampa - spiega Luerti - hanno riportato informazioni incomplete e non approfondite che si sono tradotte in un sostanziale travisamento dei fatti in danno all'immagine del presidente dell'Anm e, di conseguenza, dell'Associazione stessa». In questa situazione, «il senso di responsabilità verso l'intera magistratura che ne ha determinato ad accettare, a suo tempo il gravoso incarico e il desiderio di assoluta trasparenza - continua Luerti - mi suggeriscono di rassegnare le dimissioni al comitato direttivo centrale al fine di evitare strumentalizzazioni e condizionamenti esterni all'indipendenza delle scelte dell'Anm».
SCHEDA L'INCHIESTA WHY NOT
L'inchiesta prende il nome da una delle società interinali riconducibili proprio a Saladino, svelando, secondo l'accusa, un presunto comitato di affari per la gestione di fondi pubblici europei, fino all'affiliazione ad una loggia massonica.
Nella rete della Procura della Repubblica di Catanzaro sono finiti, mese dopo mese, anche l'allora presidente del Consiglio dei ministri, Romando Prodi, l'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, con posizioni che saranno successivamente archiviate, passando attraverso ufficiali della Guardia di finanza, politici, imprenditori, componenti dei servizi segreti e, tra gli ultimi, il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero.
Dopo pochi mesi dall'avvio, l'inchiesta è stata avocata al pm De Magistris dall'allora procuratore generale facente funzioni per essere assegnata a un pool di magistrati, che sta proseguendo le indagini con nuovi avvisi di garanzia e nuove perquisizioni, in attesa di avere piena contezza di quanto sarebbe avvenuto con i fondi europei e con i relativi bandi.
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