Il pm chiede il rinvio a giudizio anche di un collaboratore del produttore, Luigi Barone. Alla Finmavi si ricollegano le società "Cecchi Gori Cinema e Spettacolo", la "Nous", la "Cecchi Gori Holding" e la "Vip 1997" Commenta
Roma, 15 maggio 2008 - Con una richiesta di rinvio a giudizio la Procura della Repubblica di Roma ha chiuso l'inchiesta sul fallimento della holding 'Finmavì che vede il produttore Vittorio Cecchi Gori imputato di bancarotta patrimoniale. Insieme con lui dovrebbe comparire in giudizio, secondo le richieste dei pubblici misteri Stefano Rocco Fava e Lina Cusano, anche un collaboratore di Cecchi Gori, Luigi Barone.
Nell'inchiesta, Cecchi Gori era indagato in qualità di presidente e di amministratore di fatto della Finmavi alla quale si ricollegano altre società dello stesso come la "Cecchi Gori Cinema e Spettacolo", la "Nous", la "Cecchi Gori Holding" e la "Vip 1997", amministrate dallo stesso produttore. La «Vip» risulta anche proprietaria di palazzo Borghese, la residenza romana di Cecchi Gori.
A Cecchi Gori e a Barone i magistrati contestano l'accusa di avere distratto o comunque dissipato i beni componenti patrimonio sociale della Finmavi determinando un passivo calcolato attorno ai 600 mln di euro. Oggetto delle indagini una serie di operazioni il cui esito ha determinato il dissesto della Finmavi e tra questi finanziamenti alle società consociate mai restituiti.
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