La Coppa alzata al cielo dal capitano Javier Zanetti, tutto intorno uno stadio colorato di nerazzurro. I giocatori in campo con mogli e figli. E a Parma i tifosi devastano una scuola
Milano, 19 maggio 2008 - Al centro di San Siro un grande scudetto con il numero 16. E alle 22.33 la Coppa alzata al cielo da Javier Zanetti, il capitano dei campioni d'Italia dell'Inter. Tutto intorno uno stadio colorato di nerazzurro, con circa 60mila tifosi a cantare ed applaudire i propri eroi.
Tutti, a cominciare da Moratti e Mancini, che non si sa ancora se rimarrà ma sembra destinato ad andare al Chelsea. E poi Ibrahimovic, l'uomo-scudetto, Materazzi (meno scatenato del solito) e tutti gli altri. Con indosso la maglia dell'Inter, con diverse scritte dietro: "100 di questi scudetti", oppure "I campioni siamo noi: 16" e "Cento anni, una sola fede". Immancabile poi, per una festa nerazzurra che si rispetti, l'inno "Pazza Inter". Come d'altronde i fuochi d'artificio.
Accanto ai giocatori, che hanno fatto anche il meritato giro d'onore, mogli e figli. Perché la festa di San Siro è stata preceduta da una cena "familiare" dei nerazzurri in un albergo vicino allo stadio, con fuori comunque centinaia di tifosi ad applaudire e cantare prima di "scortare" la squadra, dopo un'attesa di circa due ore, al Meazza per ricevere la Coppa dello scudetto. Dentro, intanto, Moratti, Mancini, i giocatori e tutto lo staff hanno mangiato e brindato davanti a un maxischermo con lo scudetto numero 16. E poi, alla fine, accompagnata invece dalle immagini più belle della stagione nerazzurra, una grande torta. Accolta al grido "Meritate voi ma la torta la mangiamo noi", chiaro riferimento alle parole di alcuni romanisti, a cominciare da De Rossi.
IL FUTURO
Volto felice, ma bocca chiusa. Se la ride Roberto Mancini alla festa scudetto dell'Inter e non parla. Si tiene stretto il "Gongolo" che gli hanno consegnato, si prende i cori e gli applausi dei tifosi nerazzurri. Ma non se la sente di dire che resterà, ma nemmeno che andrà via. La sensazione, però, è questa: che lascerà l'Italia, destinazione Inghilterra dove lo aspetta il Chelsea. Lui e Massimo Moratti se lo diranno faccia a faccia nei prossimi giorni.
"Io resto - dice invece Crespo - non ho intenzione di muovermi. E non credo che la società voglia cedermi. Quindi rimango all'Inter, sia che ci sia ancora Mancini, nessun problema, sia che arrivi Mourinho, un allenatore che ho gia' conosciuto". Ci sarà invece da parlare con Figo. "E' sempre una gioia particolare, è bello festeggiare e vedere anche l'allegria dei tifosi, della gente", le parole del portoghese. Che sul futuro aggiunge: "Non voglio lasciare, io voglio continuare a giocare. Vediamo cosa succede".
Un altro che ci sarà sicuramente nell'Inter del futuro è, invece, Cambiasso: "E' uno scudetto speciale, vinto così all'ultimo è ancora più bello. Porteremo con noi questa felicità tutta la vita". Poi, mentre i giocatori parlano in mezzo al campo, ecco che i tifosi non resistono, non riescono a rimanere sugli spalti a guardare. E arriva l'invasione di campo. Pacifica, anche se purtroppo, tra reti portate via, porte spezzate e terreno di gioco danneggiato, i danni a San Siro saranno ingenti. Fine della festa.
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