Il capo dello Stato dribbla le domande e non commenta direttamente. Dall'opposizione si levano le critiche. Calderoli: "C'era il vice presidente dei senatori". E punta il dito sui costi della manifestazione
Roma, 2 giugno 2008 - Non è passata inosservata neanche al Colle l'assenza dei ministri leghisti alla consueta parata del 2 giugno ai Fori Imperiali. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dribbla la domanda e non commenta direttamente, ma ai cronisti che lo interpellano in merito all'assenza della delegazione del Carroccio al governo fa notare: "Penso che chi dice questo è un acuto osservatore...".
Già nel pomeriggio, d'altronde, alcuni esponenti dell'opposizione stigmatizzavano la scelta dei ministri leghisti, in particolare quella del titolare dell'Interno, Roberto Maroni, che con una nota in mattinata comunicava l'intenzione di partecipare alla festa della Repubblica a Varese. "Si può decidere di andare o non andare - attaccava il dipietrista Giulietti - ma nel caso della Lega la questione è particolarmente delicata perchè hanno spesso polemizzato sulla patria, sulla bandiera e sulle grandi feste nazionali, questioni tenute sotto traccia da Berlusconi e Fini perchè creano un imbarazzo di tipo istituzionale".
Più duro l'ex ministro della Difesa, Arturo Parisi: "Va bene non sopravvalutare la goliardia leghista, va bene non eccitare l'estremismo padano, ma si può almeno esprimere il rammarico per l'assenza dei ministri della Lega alla festa della Repubblica?", si chiede Parisi, ricordando le frasi pronunciate ieri a Pontida e invitando Berlusconi e tutto il governo a far "sentire la loro voce", "esattamente come noi facemmo sentire la nostra contro gli sciagurati che qualche tempo fa inneggiarono alle 10, 100, 100 Nassiriya".
Alle polemiche replica secca una nota del Carroccio: alla tradizionale parata militare di oggi "era presente per la Lega Nord il vicepresidente dei senatori, Sergio Divina". Dunque, "le polemiche odierne sulla presenza di esponenti della Lega sono assolutamente gratuite e prive di qualsivoglia fondamento". Sulla vicenda interviene anche il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, che giudica "pretestuose" le polemiche e non rinuncia a puntare il dito contro i costi troppo alti della parata: "ho grosse perplessità sulle innumerevoli e onerose manifestazioni di questo genere che si tengono in un Paese in cui, come dice l'Istat, una famiglia su tre non riesce ad arrivare a fine mese".
Per Calderoli, si tratta di "simboli del passato" e se qualcuno ritiene di doverli ricordare "lo può fare senza oneri a carico dello Stato, destinando queste risorse alle famiglie nostrane che non arrivano a fine mese oppure, appunto, aiutando a casa loro i bambini che muoiono di fame".
LE CELEBRAZIONI
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto questa mattina le celebrazioni per la Festa della Repubblica in piazza Venezia e ai Fori Imperiali a Roma.
Il capo dello Stato, accompagnato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha passato in rassegna le truppe schierate a piazza Venezia e ha poi raggiunto sul sacrato dell'Altare della Patria il premier Silvio Berlusconi e i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Insieme hanno poi salito la scalinata del monumento alla Patria per deporre una corona di alloro alla tomba del Milite ignoto e osservare un minuto di silenzio.
Presenti alla cerimonia tutti i più alti rappresentanti delle magistrature della Repubblica e delle Forze dell'ordine, e il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. L'inizio della cerimonia è stato suggellato dal passaggio delle frecce tricolori.
IL DISCORSO
Le Forze Armate italiane del XXI secolo rinnovano il ruolo di custodi e garanti della Costituzione repubblicana, interpretandone il significato universale nelle innumerevoli missioni a sostegno dei diritti umani, della legge e dello sviluppo sociale ed economico in tante aree di crisi.
È quanto afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Vincenzo Camporini.
«Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale, prima espressione di voto a suffragio universale nella storia nazionale, gli italiani scelsero la Repubblica ed elessero l'Assemblea costituente, che, l'anno successivo, avrebbe approvato la Carta costituzionale, ispirazione e guida della ricostruzione materiale ed istituzionale dell'Italia e, da allora, simbolo e fondamento della democrazia del nostro paese - scrive il Capo dello Stato - »Nel ricordo di quello storico evento di sessantadue anni fa che ha visto nascere la Repubblica Italiana, la nostra Repubblica, rivolgo il mio deferente omaggio, senza distinzione, a tutti gli uomini e le donne che sono caduti perchè quel giorno potesse finalmente giungere ed a tutti quelli che, dopo di loro, hanno perso la vita perchè i valori che avevano ispirato la conquista della democrazia potessero durare nel tempo e consolidarsi. Quei valori di libertà, giustizia, uguaglianza fra gli uomini, rispetto dei diritti, delle capacità e del merito di ognuno sono ancora oggi il fondamento della coesione della nostra società ed i pilastri su cui poggia la costruzione dell'Europa. Essi costituiscono l'essenza del forte e convinto contributo che il nostro Paese fornisce alla convivenza pacifica tra i popoli ed allo sviluppo della comunità internazionale. Ed è in questa nuova prospettiva di apertura verso il mondo e di concorso concreto alla risoluzione delle grandi problematiche poste dagli scenari della globalizzazione che le Forze Armate italiane del XXI secolo rinnovano il proprio fondamentale ruolo di custodi e garanti della Costituzione repubblicana, interpretandone il significato universale nelle innumerevoli missioni a sostegno dei diritti umani, della legge e dello sviluppo sociale ed economico in tante aree di crisi.
«Le Forze Armate - prosegue il presidente della Repubblica - sono cresciute ben oltre la loro tradizionale funzione di ultima risorsa, di capacità per l'emergenza. Sono divenute componente produttiva e costruttiva, strutturale e non occasionale, del sistema istituzionale del nostro Paese, sempre più impegnato in Europa e nelle organizzazioni internazionali, per l'attuazione di una strategia di cooperazione volta a garantire sicurezza, stabilità e pace. Ed il 2 giugno le Forze Armate sono giustamente protagoniste, anche formalmente, di fronte al Paese ed alle sue massime autorità, circondate dalla stima e dall'affetto dei cittadini, dei quali costituiscono espressione diretta, sempre più consapevole e convinta. Ad esse, a nome di tutti gli italiani, esprimo la mia gratitudine e formulo il più fervido augurio. Viva le Forze Armate, viva l'Italia!».
LA PARATA
Si è svolta a via dei Fori Imperiali la tradizionale parate militare in occasione della festa della Repubblica. Presenti il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tutte le più alte cariche istituzionali. A sfilare sotto le tribune 6.600 militari di tutti i reparti delle Forze armate e 500 civili dei diversi corpi dello Stato. La celebrazione del 2 giugno aveva avuto inizio alle 9 all'Altare della Patria: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dal presidente del Senato Renato Schifani, dal presidente della Camera Gianfranco Fini, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha deposto una corona d'alloro.
Al termine della breve cerimonia, primo 'bagno di folla' per Berlusconi, che si è avvicinato alle transenne dietro le quali erano assiepate centinaia di persone per salutare i presenti e incamminarsi poi a piedi verso la propria residenza di via del Plebiscito.
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