Il giro di vite sull'immigrazione clandestina ha scatenato parole dure contro l'Italia, accusata di razzismo e xenofobia. Ma cosa ha fatto il Palazzo di Vetro per tutelare i diritti di popolazioni massacrate ogni giorno e ingnorate? Commenta
Bologna, 3 giugno 2008 - A giudicare dalle dure parole usate dall'Alto Commissario (fortunatamente uscente) Onu per i diritti umani, l'Italia è diventata un lager nazista dove non passa giorno senza che si incendino campi rom, si perseguitino gli stranieri, si faccia terra bruciata attorno a loro, in un crescendo xenofobo che rievoca pogrom e persecuzioni. Ci sarebbe da piangere se non ci fosse da ridere di fronte all'ultima predica che arriva dal Palazzo di Vetro, autentico concentrato di ipocrisia e di ignavia in materia di diritti umani.
Basta nominare tre parole, Darfur, Tibet e Zimbabwe, rimanendo sulla stretta attualità, per chiedere alla signora Louise Arbour che cosa diavolo abbia fatto per tutelare i diritti umani in queste tre aree del mondo dove vengono sistematicamente e letteralmente massacrati ogni giorno, senza che l'Onu faccia qualcosa di decente per giustificare la sua presenza e il suo ruolo.
E già che ci siamo, per ora non abbiamo registrato dalla medesima Arbour uno straccio di condanna delle parole antisemite pronunciate dal presidente dell'Iran, paese membro dell'Onu, il quale si dice certo della cancellazione dalle carte geografiche di Israele, altro paese membro dell'Onu. A proposito: lo stesso presidente dell'Iran si presenta a Roma per partecipare ai lavori della Fao, supremo organismo Onu in materia di lotta alla fame nel mondo che ovviamente si guarda bene dal buttarlo fuori dopo ciò che ha detto sullo Stato ebraico: e dal basso delle sue facezie, ancora parla, l'Alto Commissario per i diritti umani.
Dopo anni di lassismo, demagogia e falso buonismo che hanno trasformato l'Italia nella terra promessa di chi viene a delinquere sapendo di restare impunito, è stato sufficiente l'annuncio di un giro di vite per scatenare Europarlamento, Vaticano e Onu. Come se il dovere di tutelare la sicurezza degli italiani fosse un optional. Come se chi vive nel nostro Paese o sia venuto a viverci per lavorare onestamente, non avesse la sacrosanta ragione di reclamare che i criminali stiano in galera, comunitari o extracomuntari che siano.
Combattere l'immigrazione clandestina significa togliere acqua al serbatoio della xenofobia e del razzismo: forse è meglio che i burocrati dell'Onu se lo ficchino bene in testa e che glielo ricordi il governo di un Paese buono e bravo se spedisce migliaia di suoi soldati nelle pericolosissime missioni di pace ai quattro angoli del globo, sporco e cattivo se osa opporsi ai farabutti d'importazione. La signora Arbour molli il lussuoso ufficio al Palazzo di Vetro e si faccia un giro in alcune città italiane dove alle otto di sera non si può più andare in giro perchè si rischiano stupri, rapine, aggressioni e scippi troppo spesso compiuti da immigrati clandestini. Poi ne riparliamo.
di Xavier Jacobelli
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