La retromarcia del premier sull’introduzione del reato di immigrazione clandestina fa piacere al Vaticano, al Quirinale, al Pd, ma scontenta gli allati e gli elettori... di Andrea Cangini Commenta
L’armonia, evidentemente, ha dei costi. E Silvio Berlusconi è pronto a pagarli. Si spiega così la retromarcia del premier sull’introduzione del reato di immigrazione clandestina. Che figura nel disegno di legge predisposto a Napoli dal governo, e che, come disse il fedelissimo Ghedini, vedeva Berlusconi «pienamente d’accordo».
Ora, sia pure a titolo personale, il premier ha cambiato idea. L’ha fatto per non spiacere al Papa, che lo riceverà il 6 giugno. E al Quirinale. Dando al tempo stesso un segnale di flessibilità al Pd. Berlusconi, dunque, non intende guastare l’inedita armonia tra il suo governo e i poteri formali e informali del Paese. Ma nel farlo dà un segnale di debolezza ai suoi alleati più determinati e agli elettori. Quegli elettori che, dicono i sondaggi, oggi gli tributerebbero persino più voti di due mesi fa in onore al decisionismo mostrato. Fino a ieri.
L’armomia ha dei costi, ma in un Paese come l’Italia è impensabile varare riforme radicali senza scontentare qualcuno.
di Andrea Cangini
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